Paraponziponzipa’

Nel continente nero anche qui. Dal divano di casa mia. Piove, chi balla? Soprattutto chi balla l’Alligalli in tempi di pandemia, con la pioggia, a Milano. Che mi sembra di essere con l’orchestra al lago, da cui sono fuggita stamane perché rischiavo il rientro in canoa.

Faccio una passeggiata. animata da tanto entusiasmo, dalla quiete dopo la tempesta e dalla cagnolina che mi guarda scodinzolando. Scendo così come sono, shorts, maglietta ‘da tanto sto in casa’, sneakers rosse, capelli raccolti in qualche modo. Quando io mi muovo sono un disastro. Perché voglio fare un viaggio solo, e fare tutto in quello spostamento. Chiavi, sacchetti popò, guinzaglio, collare ‘vieni qui che te lo metto’ e non si capisce mai perché prima scodinzoli per uscire e poi appena sono sulla soglia, pronta, torna dentro e va a saltare sul divano. ‘Qui, è di qui che dobbiamo andare’. Leva le scarpe che io in casa solo scalza, appoggia l’umido sulle scale, e il vetro idem (che nel frattempo avevo preso anche quelli) e torna dentro a recuperare il cane.

Infila il collare, abbaiata felice (l’alligalli ha smesso), riprendi l’immondizia, le chiavi, il telefono con la musica che almeno cammino per un’oretta e non me ne accorgo. Due passi in cortile, un freddo cane (appunto), butta i sacchetti e risali a prendere una pashmina, pesante. Quindi ci siamo, Sciarpa rosa pallido con i pantaloncini corti di jeans, scarpe rosse. fa niente, chi mi vede. In fondo alla strada, circolo sportivo, un pullman di.. boh atleti e famiglie, forse un battesimo, un compleanno, comunque almeno cinquanta persone e balli di gruppo.

Io devo passare da lì, in mezzo, agghindata che sembro la colf, e naturalmente tutti mi vedono. Comunque. l’atmosfera è carina, il cielo è diventato blu con le nuvole in cornice, l’aria frizzantina, e si fa buio. La musica non stona mai, dovunque la suoni, ma qui è strana, in quest’angolo di quartiere che conosco a memoria, e che percorso la sera, con nessuno in giro, sembra solo mio. Queste canzoni da balera mi riportano a ricordi lontani, dei miei, di estati passate, e stasera sono piena di malinconia. Si sono accesi i lampioni e non sono preparata a questa domenica che cambia luci, suoni e colori in maniera inavvertitamente inattesa.

La Casa de Papel

Sarà che sono un’inguaribile romantica, che le recensioni degli altri spesso mi lasciano attonita, che probabilmente sono difficilmente contentabile io dato che molte sere inizio diversi film per poi spegnere e passare ad altro, ma prima di farmi un’idea precisa devo provare. Di solito non sbaglio, quando scelgo. Come sui libri, non tutti li completo, ma qualcuno mi entra da subito, lo sai.

Tutto questo per dire che nonostante la critica abbia bocciato l’ultima serie, a me la Casa di Carta fa commuovere. Mi da’ grinta, mi entra sotto pelle. Le prime quattro stagioni le ho divorate, andando a letto a notte fonda, piangendo, arrabbiandomi, innamorandomi. Una, uscita a Pasqua covid, l’ho guardata in un meno di un weekend.

A me piace. Quegli sguardi decisi, le teste che si toccano giurandosi fedeltà, l’incedere a passo di marcia, stessa sincronia, stessa determinazione che mi fa venire in mente quando uscivo con gli amici delle medie, e camminare in gruppo con la stessa falcata e la stessa meta, mi faceva sentire invincibile.

La musichetta che accompagna quelle rivoluzioni mute, le strizzate d’occhio che sono pacche sulla spalla, credere in un ideale, non mollare. Quel capirsi con gesti convenuti, il coraggio e la prontezza. Il passaggio del testimone, il bacio rubato, la lealtà fino all’ultimo, le squadriglie che si muovono come in una danza concordata, quando tutto è resa.

‘Le ore condivise che sembrano mesi, il tutti per uno, disarmate, scalze, con il sole sul viso, circondate da tutto quel silenzio, ti senti libera. Perchè se siamo stati in grado di farlo, siamo in grado di fare qualunque cosa’.

#Teo non vuole più andare a scuola (ma non è un mio alunno😅 )

MAESTRAMARTINA

La mia amica adorata, mamma di Teo, sorride, e scuote la testa davanti al capriccio. Teo, quarto giorno di scuola elementare è arrabbiato con la maestra che lo ha sgridato. Ergo non gli piace più, non è che ci vuole proprio andare domani.

Cosa fare in questi casi?

Prima di tutto accertatevi di che tipo di rimprovero sia stato. Non credo che l’insegnante abbia alzato i toni (verificate chiedendo con dolcezza al bambino di raccontarvi l’episodio) piuttosto, come normalmente accade, avrà ripreso Teo che era distratto e stava chiacchierando, o non ascoltando la consegna. Ma per i bambini questo è un affronto insormontabile. La maestra diventa antipatica, in classe ci si annoia perchè è tutto troppo facile (o troppo difficile) e questa novità di andarci la mattina è già fuori moda. Attenzione che un bambino particolarmente sensibile può esagerare. Non sto dicendo che mente, ma ingigantisce, per mille motivi che…

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Terzo giorno di terza elementare

MAESTRAMARTINA

I primi giorni di scuola trascorrono veloci, tra un le vacanze sembrano passate da un secolo e quando sono le prossime. Ma va tutto bene. Accantonate le paure, messe in un angolo le ansie i bambini arrivano sorridenti, mascherati, ancora abbronzati. Hanno voglia di stare insieme, i miei che già mi conoscono, hanno voglia di fare, sono curiosi e voraci. Ho finito, maestra. Riguarda la scheda. Controlla. Tempo zero, consegnano. Non hanno paura, queste nuove generazioni. Sono rapidi, immediati, non leggono le consegne, non scrivono il titolo sopra l’esercizio, se capiscono eseguono. Se no eseguono lo stesso. Se sbagliano ci restano male, per l’affronto, mica per l’errore. I nuovi programmi sponsorizzano questo, intuizione e poca disciplina.

Samuel è arrivato senza compiti delle vacanze. L’unico. Persino Xu Jan li ha fatti senza parlare bene l’italiano. In qualche modo, ma ci ha provato. Samuel gode del privilegio di esserne esonerato, dopo la…

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L’ora più bella

Foto mia

È quella delle diciotto di sera, quando il sole incendia il pomeriggio e il cielo diventa arancione.

Guido verso il ritorno, respiro i colori e annoto il momento persa nei ricordi di altre luci ed altri tramonti.

In questo labirinto del tempo una me bambina che tornava a casa, il suono delle campane, ginocchia sbucciate, fiori bagnati, sugo al pomodoro.

E’ l’ora della passeggiata al cane, delle panchine in piazza dopo le ore di studio, della doccia prima di cena, del ti passo a prendere a che ora.

Mi infilo nel traffico, sorrido e un po’ sorpasso, cambio stazione, anche in città gli alberi profumano, prima del buio.

Tace il vociare del fare, si apparecchiano le tavole, si accendono i lampioni. Come diceva qualcuno, mi s’intenerisce il cuore.

Sconforto

Forse le nuvole che coprono il sole,

forse l’azzurro che oggi è tornato grigio.

Non ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissata.

Niente sembra girare in quel verso. Ci provo, paziento, trovo le persone giuste, supero ostacoli.

Studio le parole ed i toni, non voglio sembrare impulsiva o troppo in confidenza.

Non manca la mia, di serietà. Non manca la mia, di determinazione.

Ma non si avvicina questo piccolo sogno. Ho litigato per lui.

Ho discusso e puntato i piedi.

Non mi sono smossa, pur muovendomi, in ogni dove. Ho smosso le montagne, anzi.

Ho caricato le spalle, piegato la schiena, ho sorriso, cercato, chiesto.

Lo sconforto prende piede, non ho più voglia,

anche se ne ho.

La nuova valutazione

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MAESTRAMARTINA

Dallo scorso anno scolastico la valutazione è espressa attraverso un giudizio descrittivo che supera il voto numerico e considera gli apprendimenti attraverso livelli. Quattro per esattezza. Tutte le insufficienze saranno classificate come in fase di acquisizione, poi avremo un base, un intermedio ed un avanzato. Come nei corsi di ballo. Verrà presa in esame l’autonomia dell’alunno, in particolare se riesce ad eseguire una consegna senza alcun intervento del docente, in situazioni nuove e mai proposte prima, oppure già sperimentate in classe. Se manifesta continuità nell’apprendimento o se è sporadico, attenzione non parliamo di impegno, ma di performance e di quali risorse mette in campo. La pagella è completata come sempre dal comportamento, relazioni, e finalmente impegno nello studio e senso di responsabilità.

La nuova valutazione permette ai genitori di conoscere punti di forza e punti di debolezza e di capire insieme ai docenti e al bambino come migliorare. Non c’è…

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Milano-Olbia

Quando vuoi farti pochi giorni di stacco, ma a due ore di macchina hai solo il mar Ligure e l’Idroscalo fa troppo luna park, puoi prendere in considerazione un’oretta di volo e ritrovarti nel mare cristallino di San Teodoro.

Milano – Olbia, tre giorni di pura meraviglia. Alla portata di tutti, e non fatevi frenare dal volo, perchè in una mattinata, tutto compreso, lasciate la metro di Milano e vi ritrovate con le infradito in spiaggia. Calcolate una partenza con trenino per Malpensa alle 8,10 (comodi quindi, una sveglia normale) che con 13 euro (A/R) vi lascia alla scala mobile dell’aeroporto in meno di un’ora. Adesso, tra coviddo, green pass, partenze intelligenti e bagaglio a mano, non è più necessaria una sosta eterna tra le poltroncine ed i barettini dello scalo, quindi giro veloce al Duty free (che si può solo guardare perchè gli sconti non esistono) e via al Gate. Cioè telefono in mano con carta d’imbarco e siete già in aereo. Il tutto in mezz’oretta scarsa. Controlli velocissimi, poca gente, file inesistenti, tutto molto scorrevole.

Alle 10,45 siamo su un Easy Jet pagato come una pizza. A mezzogiorno in aeroporto ad Olbia, Costa Smeralda, dove c’è ad attenderci puntualissimo (da buona imbruttita l’ho chiamato mille volte per la conferma) lo scooter a noleggio (Miky Rent, veramente fantastici) ed in un tempo record di 8 minuti di orologio lasciamo le borse al Bb.

Ho prenotato a La Casa di Pier (centro storico di Olbia, pulito ma colazione scarsa e molto rumoroso, si può cercare di meglio) che vanta una posizione ottima a due passi da ristorantini e negozietti nell’isola pedonale, ma soprattutto è a pochi chilometri dalle spiagge.

Pomeriggio a Cala Banana, dove tra gelato ed aperitivo sostiamo fino al tramonto. Cena da Sara, Olbia Porto, che raggiungiamo neanche a dirlo, a piedi. Se capitate qui dovete cenare in questa Trattoria a conduzione familiare. Vi accoglie un cortiletto un po’ dimesso e spartano, silenzio e profumo di limoni. Vi dico solo che pur non essendo nel menù, la cuoca ci ha preparato degli spaghetti alle vongole con crema di pistacchio e sono riuscita a farmi fare anche il bis!

Giorno 2: scooter fino Capo Coda Cavallo in mattinata.

Pomeriggio a Cala Brandinchi. Le foto parlano da sole, paradiso!Aperitivo in Olbia vecchia, al Mint Julep, cocktail particolari e pizza gourmet, ottima. Molto carini anche i proprietari! Ceniamo al ristorante ‘la Taverna’ nel centro storico pedonale a due passi dal Bb, buoni gli spaghetti allo scoglio, niente di eclatante il resto.Terzo ed ultimo giorno Pittulongo. Spettacolo. Ultimo bagno, ci cambiamo in aeroporto, ci portiamo il sale e la sabbia sulla pelle fino a casa.

Volo per Milano alle 18,30. In serata siamo già in mezzo al traffico che conosciamo.

#primo giorno #prima elementare

MAESTRAMARTINA

Il primo giorno di scuola è un momento carico di timori ed aspettative sia per i più piccoli, sia per i genitori, che superano l’ingresso alla primaria con più domande dei rispettivi figli.

Cerchiamo di vivere queste ore con la consapevolezza che il nuovo cammino sarà piacevole, divertente, impegnativo, ma assolutamente fattibile e carico di sorprese bellissime. Il bambino è agitato perché non conosce i nuovi compagni, perché tutti gli hanno fatto il lavaggio del cervello che adesso che siederanno tra i banchi la festa è finita, che chissà la maestra! E hanno lo zaino nuovo più grosso di loro, e tutte quelle matite appuntite e quei fogli bianchi da riempire, e le cose da studiare, e non ti puoi alzare quando ti va..

Se un pizzico di ansia è normale, rassicuratelo che da questa parte ci stiamo preparando ad accoglierlo da giorni, con un gran sorriso e tanta voglia…

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Ho imparato

Ho imparato che quando programmi,

il destino ti mescola le carte e devi ricominciare da capo.

Ho imparato a non dire mai,

perché tutti faremmo di tutto, nella condizione estrema.

Ho imparato che una canzone ed un profumo,

sentiti dopo anni, ti spaccano lo stomaco,

che se mi alzo con le nuvole

sono di pessimo umore,

che trovare un senso a tutto è impossibile e che a volte è meglio lasciare andare.

Ho imparato a guardare dritto negli occhi,

quando parlo. Anche quando sorrido.

Ho imparato che quando tutto va male, poi va meglio,

che passo dopo passo si arriva lontano,

che se vuoi qualcosa te la devi prendere,

obiettivo in una mano e ostacoli nell’altra.

Ho imparato a chiedere scusa,

che quando sei serena puoi essere felice,

che quello che hai perso ti rimane accanto,

che se ti ascolti, hai le risposte e non sbagli.

Ho imparato che quando ti manca tutto lo devi

cercare dentro di te.

Che l’amore di un animale ti rimette il cuore in pace,

il tramonto sul mare è qualcosa di indescrivibile,

un aperitivo con gli amici, prendersi in giro, guardarsi

negli occhi e conoscersi da sempre

vale quanto un amore.

Ho imparato che i problemi, per la maggior parte ce li

creiamo da soli.

Che la gentilezza paga più del denaro,

che l’affetto non è amore,

che mi alzo felice se sono soddisfatta e decisa.

Ho imparato ad essere sincera, anche quando fa male.

Ho imparato ad andare contro corrente, a ribaltare il

tavolo e cambiare tutto.

A ricominciare da capo.