Alle volte

basta un sorriso. E ottieni il mondo.

Basta sapere chiedere, con spontaneità, con gli occhi spalancati sull’altro.

Sii di poche parole, ma quelle acute. Cogli il momento, sii accorto.

Usa gentilezza, quella d’animo, di chi sa perché c’è passato, da quell’inferno.

Allunga una mano, anche senza il gesto, la coglieranno.

Impara a sentire,

troverai ascolto e lealtà.

Scivola la pioggia

In pomeriggi come questi inesorabilmente mi ritrovo con i piedi nelle pozzanghere e gli occhi nel grigio di questa città allagata di pioggia e di freddo. E ritorno ai ritorni da scuola, alla merenda con te in cucina, alla copertina sul divano ed al telefilm prima di cena. Le mattine a studiare per l’università, i libri sul letto, sì scendo io a prendere il pane che almeno stacco un po’.

Mi viene da chiamarti, come si fa l’arrosto con gli spinaci in pentola, oggi ho discusso al lavoro e sono stanca, ho incontrato la tua amica e ti saluta. Comincia a fare freddo, sì ho tirato fuori il piumone, si sto attenta quando esco la sera.

Mi sento sola, anche se sola non sono, e ne ringrazio, ma avrei bisogno della tua voce, del tuo coraggio, del tuo dirmi sempre la parola giusta per stare in pace. Guardo fuori dal vetro, ho le luci accese in casa, alle quattro oggi sembra notte.

A Milano è padel mania

ma anche beach, quasi che l’estate non la si lasci alla spiaggia. Ed è così che in questo clima autunnale ancora mite e soleggiato mi ritrovo a racchettare con persone mai viste e a prendere schiacciate sotto rete, che neanche a quindici anni.

Il padel è la moda sportiva del momento. Impianti che per anni si sono spartiti tornei di calcetto adesso riconvertono spazi verdi e campi in padel, con prenotazioni già full per tutta la stagione. Ciò che lo rende vincente è la facilità di approccio, che le squadre siano miste e di ogni età, che sia divertente e quindi sia un ottimo aggregatore e che faccia sudare come dei dannati. Un’ora e mezza e puoi andare a dormire, sebbene il post partita preveda quasi sempre sempre una sorta di terzo tempo.

Io non ci azzecco molto, sono più le palline che mando fuori di quelle che segnano, quindi con umiltà lascio spazio agli altri cimentandomi con il beach, indoor. A volte cementandomi è il termine appropriato. La meraviglia è che giochi scalzo in campi al chiuso e riscaldati, ma hai i piedi nella sabbia e questa sensazione mentre fuori ci sono autobus e palazzi, è tanta roba. A pallavolo non ero malaccio, vent’anni fa. Allenamenti seri, tornei, campionati non agonistici. Adesso tendo a imbalsamarmi nei centimetri farinosi (ma quanti sono! Si sprofonda) nel senso che se i giocatori sono molto bravi, e ciò significa che si corre e si salta a go-go, dopo che sono atterrata sotto rete non ho più la forza di volare a coprire mezzo campo in quella frazione di secondo che richiede la situazione. Però mi diverto, e una volta ogni tanto, stacco con la testa e riesco anche a tornare adolescente!

Non sono una da serie tv

Non sono una da serie TV (lockdown a parte che mi ha tenuta incollata a stagioni discutibili) perché di solito mi annoio subito, quindi preferisco passare la serata davanti a un buon film che si conclude nel giro di due ore. Sono anche piuttosto refrattaria verso queste catene di episodi che appassionano tutti, e molto meno me, che spesso trascorro serate a shiftare da un titolo all’altro per poi spegnere insoddisfatta e mettermi a leggere.

In ogni caso qualcuna ha attraversato la cortina della mia indifferenza e ne posso contare sulle dita della mano qualcuna che mi ha rapita fino a notte fonda. Tralasciando i vintage-cult come ‘Lost’ e ‘Breaking bad’, mi sono commossa, arrabbiata e inquietata per la Casa di carta, non ho dormito finché non ho finito ‘Le regole del delitto perfetto’ e mi sono divorata Scandal (su prime, ambientato nella White house) mentre facevo step nei mesi di chiusura; ho stroncato dopo pochi minuti le varie americanate collegiali, e mi sono fatta coinvolgere dolcemente in qualche saga inaspettata di poche puntate. Calcolate che sono cresciuta con Supercar e ‘Saranno famosi’, mi sono innamorata con ‘Friends’, ho spettegolato serate intere di fronte a ‘Sex and the city’ e sono morta dal ridere con Will e Grace.

Ma torniamo a noi. Per fare questa riflessione.

Alcune miniserie raccontano di famiglie che attraversano l’inferno. Di ogni. Lasci la puntata e pensi che non ci sia speranza. Tradimenti, congiure, ostacoli, lavori saltati, pugnalate (vere o simboliche), tragedie, traslochi, sogni infranti. Eppure vanno avanti. Risorgono. Nel giro di sei sette ore quello che sembrava insuperabile si affronta, l’impensabile perde importanza perché succede altro, di lavoro se ne trova uno nuovo, il traguardo si sposta, l’amicizia si recupera.

Ovviamente di finzione si tratta, ma penso a quanti problemi all’inizio sembrano insormontabili e poi si risolvono, a volte da soli. Quanti atteggiamenti mi feriscono e dopo qualche settimana passano nel dimenticatoio. Una discussione con il collega, una porta in faccia, un desiderio che sembra tanto lontano che poi trova altre forme e altre vie per essere realizzato. Non tutto quello che sembra destinato ad essere un fallimento poi lo diventa davvero, siamo solo noi ad investirlo di mille significati negativi e catastrofici. Quelli che sembrano guai in arrivo poi grazie al cielo non sempre si verificano, o comunque cambiano di aspetto e a volte diventano persino trascurabili. Il licenziamento ti porta su nuove vie. Ritrovarti sola ti mette in campo con risorse che nemmeno sapevi di possedere. Ti butti in qualcosa che non sai come andrà a finire, e scopri che era la tua strada. Piove per tre giorni e poi improvvisamente ti svegli ed è sereno.

mercoledì sera, casa

..dopo giorni, e soprattutto sere, nelle quali non mi sono mai fermata. Sono uscita praticamente sempre, ora qualcuno dirà che non amo la solitudine e fuggo da essa. Niente di più errato, ci ho riflettuto, tranquilli. Io amo anche copertina, tisana, cagnolina spalmata addosso, pc sulla gambe, tele di sottofondo. Immagine da befana, ma tant’é.. Mi sono pure cucinata la vellutata di zucca, così completo il quadretto. Comunque le mie serate milanesi si sono avvicendate tra cene, amici ritrovati (che bello), amiche nuove e chiacchiere interessanti (bellissimo), un paio di partite di beach volley (come non sentire il peso degli anni) e poi le sere della settimana sono finite.. Finché il tempo è bello, liberi da restrizioni, con la voglia di vedersi, praticamente ho messo giù un planning che nemmeno al lavoro.. Stamattina mi sono svegliata già carica. In piedi con la prima sveglia, avevo già almeno cinque cose in testa senza neanche avere acceso la Nespresso. E la giornata è andata alla grande! Tutto si è meravigliosamente incastrato e avviato, pum pum pum, una cosa dopo l’altra. Ho lavorato senza sosta, ho avviato il progetto al lago sollecitando (finalmente con risultati insperati) un paio di persone, ho risolto altre piccole faccende, ho messo nel carrello un piccolo regalo per me, ho finito alle sette di cercare un’attività da fare in classe domani con le foglie, ho buttato lì l’idea di un appuntamento sportivo settimanale di gruppo e ci sto fantasticando sopra e adesso ho ancora un’oretta buona per rilassarmi. Ah, ho voluto guardare adesso l’oroscopo, di oggi, perché mi era sembrata troppo una giornata perfetta. Fox accenna solo al nervosismo e ad un periodo complesso. Immagino sia uguale per tutti.

..e io paziento, serena (quasi)

La pazienza non è il mio forte, ma ci provo. Mi metto in attesa, sposto la data sul calendario in avanti. Sono tenace e determinata, mi adopero per arrivare alla meta. E di solito ci riesco. Mi sono dovuta piegare, sotto il peso delle perdite, per raccogliere pezzettini di me, per chiedere scusa, per toccare terra e rialzarmi.

Ci provo. A vedere positivo. Molte cose non vanno mai come dovrebbero. Ma tu sorridi, come va? Tutto bene. E procedi un passo dopo l’altro e speri che domani vada meglio, perché lo sai che basta poco per farti tornare alle stelle. Che sai reinventarti, che puoi andare a fare una corsa, puoi urlare quella canzone davanti allo specchio. Che un film ti fa piangere, ma ti fa sentire parte del mondo, che un libro ha le risposte, che nel sogno puoi vedere i tuoi, che se un pomeriggio è uggioso puoi fare una torta, che se ti butti sul divano ti salta addosso la cagnolina. E lo sai che una serata con gli amici ti dura una settimana, che il lavoro ti piace anche quando discuti, che la mattina hai spesso il sole sul letto, che una cena fuori ti mette di buon umore, che la pizza è buona anche se fa ingrassare, che quella cortesia ha già spostato l’asticella in su, che la ruota gira e vedrai che tutto poi ingrana.

#inversa

Sono un po’ inversa stasera, e adesso che l’ho detto ad alta voce (sì anche) magari serve, prendo atto che non tutte le giornate riescono come le ciambelle col buco, e che domani andrà, magari, meglio. In primis ho la sensazione di essere stata dolcemente manipolata da una persona a me molto cara, affinché arrivassi esattamente dove lui voleva. Di solito sono molto attenta, ma stavolta mi era impossibile dire di no, pertanto, presa in quel posto. Il buco della ciambella, appunto.

Aspetto poi la conferma dell’Ingegnere (da luglio) per quel progettino che dovrei realizzare al lago, poca roba, ma è un mio sogno, una mia idea e un mio disegno, sto per demolire il vecchio e quindi l’ansia è giustificata. A breve avrò solo un mucchio di legna, se le cose non si mettono in moto. E’ poco serio questo atteggiamento, tipico di chi ha tanti affari in ballo, evidentemente; altre mille lavori da concludere, e poco gli importa di aggiungere il mio. E’ frustrante seguire chi dovrebbe seguirmi (il progetto) ed elemosinarne l’attenzione dei due uomini che hanno voce in capitolo, come se stessi chiedendo l’elemosina (tutt’altro, vi assicuro). Calcoliamo che adesso io sono a Milano, che non tutti i weekend sono sul posto, non sono presente per bussare in direzione ogni giorno. Questa situazione mi fa infuriare, io che sono precisa, puntuale e attenta, ottengo solo pacche sulle spalle e tanti ‘tranquilla’.

Aggiungo come collateral che ho qualche incomprensione al lavoro col collega nuovo (e siccome io sono lì da anni faccio da parafulmine per parecchi casini) e che spero che un altro paio di faccende vadano bene, quindi per adesso, mai una gioia. Non si sblocca nulla, devo avere Saturno contro. Sembra che tutto abbia il vento a favore poi si blocca, il nulla. Io sono una persona che va in tilt se non ottiene quello che vuole, non sono capricciosa, ma determinata, caparbia, orientata al raggiungimento dell’obiettivo. Non sto con le mani in mano, faccio, chiedo, vado avanti. Mi ci metto e mi ci ostino e quando più cose non funzionano come dovrebbero, niente, precipito di umore e mi metterei a urlare, perché non vedo il traguardo, perché sono stanca di nuotare controcorrente, sono da sola, ed è tanto che lo faccio.

Ho imparato

Ho imparato che quando programmi,

il destino ti mescola le carte e devi ricominciare da capo.

Ho imparato a non dire mai,

perché tutti faremmo di tutto, nella condizione estrema.

Ho imparato che una canzone ed un profumo,

sentiti dopo anni, ti spaccano lo stomaco,

che se mi alzo con le nuvole

sono di pessimo umore,

che trovare un senso a tutto è impossibile e che a volte è meglio lasciare andare.

Ho imparato a guardare dritto negli occhi,

quando parlo. Anche quando sorrido.

Ho imparato che quando tutto va male, poi va meglio,

che passo dopo passo si arriva lontano,

che se vuoi qualcosa te la devi prendere,

obiettivo in una mano e ostacoli nell’altra.

Ho imparato a chiedere scusa,

che quando sei serena puoi essere felice,

che quello che hai perso ti rimane accanto,

che se ti ascolti, hai le risposte e non sbagli.

Ho imparato che quando ti manca tutto lo devi

cercare dentro di te.

Che l’amore di un animale ti rimette il cuore in pace,

il tramonto sul mare è qualcosa di indescrivibile,

un aperitivo con gli amici, prendersi in giro, guardarsi

negli occhi e conoscersi da sempre

vale quanto un amore.

Ho imparato che i problemi, per la maggior parte ce li

creiamo da soli.

Che la gentilezza paga più del denaro,

che l’affetto non è amore,

che mi alzo felice se sono soddisfatta e decisa.

Ho imparato ad essere sincera, anche quando fa male.

Ho imparato ad andare contro corrente, a ribaltare il

tavolo e cambiare tutto.

A ricominciare da capo.

#singlepersempre

Mi invita a cena qualche mese fa. Siamo noi. Non abbiamo un rapporto, siamo noi. Senza nomi, senza etichette, se non la sincerità. Io evito comunque di incontrare anche altre persone, nonostante sbandieri il fatto che per adesso ho scelto di non legarmi, sto bene così.

In ogni caso io e Marco ci frequentiamo spesso. E all’epoca di quella cena io ero molto presa. Era una delle prime serate post lock down di zona gialla bianca rossa a pois, in cui puoi andare al ristorante solo se è all’aperto (trovane uno a Milano, carino, lontano dalla bolgia, che mangi in un dehor interno e non sul marciapiede, che non faccia troppo freddo perchè siamo a maggio e la sera tira aria) e noi avevamo carne alla brace, candeline, ghiaia per terra e lucine appese..

Neanche aperto il vino, Marco mi accenna che la la sera dopo sarebbe uscito con una sua amica, collega. Amici, ovviamente. In moto. (Lei passeggera in moto con lui). Non gli ho rovesciato addosso il rosso perché la carne era molto tenera e masticavo il mio mantra zen.

Visto che la nostra relazione è in uno stadio iniziale e che io non voglio relazioni, gli faccio presente che non mi piace, che da queste strade sono già passata e che la solfa la conosco a memoria, ma non posso impormi. Marco allibito contrattacca che la collega ha bisogno di parlare e io cedo. Da questa serata nasceranno discussioni, che già conoscete a memoria, e che si risolvono dopo vari chiarimenti con guarda che è stata solo una bella chiacchierata, non sei tu che mi devi dire con chi uscire ma se ti ferisce, eviterò. Io e Marco facciamo vacanze separate, in nome di quel rispetto che ci lega ma che ci fa procedere comunque da soli. Io insisto che non voglio storie al momento, forse non le so proprio mantenere.

L’altro pomeriggio comunque ci incontriamo per una passeggiata, facendo quei discorsi pericolosi che non vogliono andare a parare da nessuna parte, tipo ma la tua collega? E viene fuori che lei, quella che era solo amica, quella per cui io mi sono presa della bacchettona ipocrita, gli ha dedicato una poesia, dopo che ci era uscito ancora un paio di volte..