#chalet

Torno dal lago, adesso. Dove finalmente, dopo mesi di attesa e contrattazioni, sta prendendo forma la casettina in legno che desideravo e che ho progettato personalmente. Per il momento, in ritardo massimo sui tempi, è tutto un cantiere ed una pacca sulla spalla. Poi ci credo che sono ansiosa! Ho a che fare con soli uomini, dal falegname, all’elettricista, all’idraulico, al mobiliere a chi mi deve spostare la siepe. Le settimane scorrono veloci e come potrete immaginare non si incastra nulla, nonostante io cerchi di tenere testa a tutti, di prendermi permessi per andare sul posto, di elemosinare premura. Già. Io che sono precisa e testarda mi trovo a discutere per tutto. E prima c’è la pianta da tagliare e poi non c’è il camion, e poi quello non sta bene, e poi ci sono altri lavori urgenti. Divento pazza. Mi ricordo che quando dovetti svuotare l’appartamento di mamma, ho regalato ogni cosa. I due bagni, la cucina, tutte le camere, persino gli scaffali, e casa dei miei era moderna e ristrutturata di recente. Non per dire, ma non c’è un fesso di nessuno che mi sta venendo incontro con qualcosa. Il preventivo del bagno è triplicato nel giro di un mese, solita storia del materiale che non arriva. L’elettricista sembra debba illuminare lo stadio, ma i cavi sa sono aumentati. Se non mi mettono una vagonata di ghiaia fuori non posso mettere la tettoia. Sono bloccata, e quando vado a domandare alzano gli occhi al cielo. Ah dimenticavo, la pago, non è un’elargizione. E anche profumatamente, che con la stessa cifra prendevo un monolocale al mare.

Passa

Passa di non passa, questo senso di.

Inquieta e pensierosa mi alzo di notte e mi chiedo se.

Sole fiorellini e ragazzi sulle panchine

fino al tramonto,

ma ancora luci nelle case a cena

e io candele profumate.

Sono ricordi su ricordi, io, adesso.

diecidisera

Cinquedisera di tramonto su Milano quando il sole ti acceca rincorrendo ombre

tra i palazzi incendiati di riflessi arancio,

diecidisera e luci accese nelle case quando nel silenzio il cortile sembra un piccolo paese

i rami spogli disegnano mani, l’ultima auto spegne i fari nel parcheggio

e siamo tutti gli stessi mentre ci corichiamo dietro i nostri specchi.

Mezza la notte, dove un sussurro è magia, una voce è sogno non detto,

e le strade sembrano tue. Anche quelle che non hai scelto.

l’amore resiste

Quando ami una persona, davvero, la ami per sempre. O comunque per molto. Quando non funziona ti arrendi, molli il colpo e desisti, ma non ti passa. Non se proclami un sentimento eterno. Provi a cercare la felicità altrove. La meriti, dopotutto. Hai già sofferto abbastanza, apri le porte del cuore di nuovo, al nuovo. Ma se ti sei dato davvero, totalmente, non riesci a trovare la tua ‘persona’ in breve tempo.

Ho amato anche io. Per anni. Da pazza, infilata in una relazione sbagliata, disequilibrata, molte volte dolcissima, tante altre meravigliosa, spesso crudele. A volte era vetta di montagna e a volte era fango e palude. Un uomo che mi ha fatto un male assurdo, allontanandomi, nascondendomi, ignorandomi. Ma l’ho amato per un tempo infinito. Senza scappare. Anzi ci provavo, ma poi tornavo lì. Perché lui mi cercava, riprovavamo, animati da una vena pari a quella delle poesie più tragiche. Non mi è più successo. Non mi lascio più andare, accadrà, forse di nuovo, forse meglio. Non sono un esempio da seguire, l’amore non è incaponirsi e ferirsi, l’amore non corrisposto giustamente guarda altrove. L’amore che fa male non è sano, va lasciato andare. Ma a me occorre parecchio, a quanto pare.

Martedì fine gennaio

Fa male il sole delle cinque che taglia il cielo arancio sopra i palazzi le strade asfaltate i vetri a specchio e gli autobus e le macchine in coda e i bambini che escono da scuola.

Si allaga il livello dell’acqua che hai in corpo che senti arrivare in gola e sei tutta un passo sopra le uova, mentre cammini in avanti ma pensi di stare ferma, bloccata anzi in avanzamento, in questa tristezza che doveva arrivare, e che hai tenuto schiacciata per troppo tempo. Ed è solitudine che senti anche se non lo sei. Ed è dolore e mancanza, parole che vorresti sentire, e vuoto e pieno.

THE XMAS CAROLS, IL MIO CONTRIBUTO

Ecco il mio contributo a questa iniziativa molto interessante, ideata da Shio, autrice del blog Il mondo di Shioren, che ringrazio. Mi ha permesso di avvicinare persone incantevoli.

Oggi camminavo per le vie addobbate del quartiere. Strade che in questa stagione percorro poco, troppo trafficate in auto, non utili se non ci abiti, al di fuori del tragitto quotidiano. Ci sono passata con la cagnolina, ricordandomi di quando la desideravo, la cagnolina. Di quando attraversavo questi incroci avvolta in sciarpa e guanti, camminando veloce, con pensieri di mille vite fa. Il sole si abbassa, in questo cielo limpido e blu cobalto che solo dicembre sa regalare a Milano.

Ho nostalgia di pomeriggi svaniti, di foglie ghiacciate sui marciapiedi, di tè alla cannella coi biscotti, della mamma in cucina, dei libri nello zaino. I negozi si accendono come piccoli presepi urbani, alberelli, ghirlande e panettoni al pistacchio. Le luminarie d’argento incantano e mi emozionano, ancora, indicando il percorso un po’ briciole di Pollicino, un po’ stella cometa.

Prendo in braccio il mio batuffolo, fa freddo, torniamo a casa superando le macchine in coda e la gente frettolosa, abbracciate strette.

17:17

Come in un film in bianco e nero

anche se era a colori

e i colori erano quelli del tramonto in inverno.

Ghiacciato limpido

incredibilmente brillante

di rosa e di arancio.

E tu pensi

non può succedere niente di male

con un cielo come questo.

E invece accadde. Con quella luce quella verità.

Quest’ora per anni mi è stata accanto

in momenti incerti di provvidenziale

lieto fine,

come una voce

come una mano

come un soffio che mi sorride.

Sono qui accanto, abbi fiducia in me.

L’ora più bella

Foto mia

È quella delle diciotto di sera, quando il sole incendia il pomeriggio e il cielo diventa arancione.

Guido verso il ritorno, respiro i colori e annoto il momento persa nei ricordi di altre luci ed altri tramonti.

In questo labirinto del tempo una me bambina che tornava a casa, il suono delle campane, ginocchia sbucciate, fiori bagnati, sugo al pomodoro.

E’ l’ora della passeggiata al cane, delle panchine in piazza dopo le ore di studio, della doccia prima di cena, del ti passo a prendere a che ora.

Mi infilo nel traffico, sorrido e un po’ sorpasso, cambio stazione, anche in città gli alberi profumano, prima del buio.

Tace il vociare del fare, si apparecchiano le tavole, si accendono i lampioni. Come diceva qualcuno, mi s’intenerisce il cuore.

Ho imparato

Ho imparato che quando programmi,

il destino ti mescola le carte e devi ricominciare da capo.

Ho imparato a non dire mai,

perché tutti faremmo di tutto, nella condizione estrema.

Ho imparato che una canzone ed un profumo,

sentiti dopo anni, ti spaccano lo stomaco,

che se mi alzo con le nuvole

sono di pessimo umore,

che trovare un senso a tutto è impossibile e che a volte è meglio lasciare andare.

Ho imparato a guardare dritto negli occhi,

quando parlo. Anche quando sorrido.

Ho imparato che quando tutto va male, poi va meglio,

che passo dopo passo si arriva lontano,

che se vuoi qualcosa te la devi prendere,

obiettivo in una mano e ostacoli nell’altra.

Ho imparato a chiedere scusa,

che quando sei serena puoi essere felice,

che quello che hai perso ti rimane accanto,

che se ti ascolti, hai le risposte e non sbagli.

Ho imparato che quando ti manca tutto lo devi

cercare dentro di te.

Che l’amore di un animale ti rimette il cuore in pace,

il tramonto sul mare è qualcosa di indescrivibile,

un aperitivo con gli amici, prendersi in giro, guardarsi

negli occhi e conoscersi da sempre

vale quanto un amore.

Ho imparato che i problemi, per la maggior parte ce li

creiamo da soli.

Che la gentilezza paga più del denaro,

che l’affetto non è amore,

che mi alzo felice se sono soddisfatta e decisa.

Ho imparato ad essere sincera, anche quando fa male.

Ho imparato ad andare contro corrente, a ribaltare il

tavolo e cambiare tutto.

A ricominciare da capo.

Rivaluto la Romagna

Dopo una settimana a Cervia! Che mi è rimasta nel cuore, come sempre accade, per i piacevoli momenti che l’accompagnano.

Avevo bisogno di essere comoda (che poi mica stavamo al Grand Hotel..) arrivare in spiaggia e avere ombrellone lettino bar doccia nel raggio di venti metri.

E la Romagna è accogliente, sorridente e turisticamente preparata. I baristi ti sorridono i negozianti sono allegri la piadina è buona. E c’è il sole. La spiaggia è immensa. E la sabbia fina. Come la maglietta di Baglioni. E dopo anni di rocce, ghiaia, la baia valla a cercare, vacanze impegnative, la sabbia sotto i piedi e il tutto servito è tanta roba.

Una settimana spensierata in una cittadina dove la bicicletta fa da padrona, tutti si muovono scivolando su due ruote, dress code. Lo trovo meraviglioso, estivo, pratico. A Cervia il traffico lo fanno le biciclette. La sera fai fatica a parcheggiare. Le due ruote. Per una settimana abbiamo sfrecciato in fila indiana, sentendoci una classe in gita di fine anno.

Cosa mi porto a casa? Il cielo azzurro, gli ombrelloni colorati, le risate, i lettini che ora di sera incastravamo tutti insieme, le bottiglie d’acqua che finivamo a ritmo inverosimile e che ci siamo rubati dalla borsa frigo. Il salvagente a fenicottero, gli spaghetti con le vongole, la piadina a mezzanotte.

Cervia è pulita, organizzata, alberata. Il canale è un tripudio di bar e ristorantini, la sera illuminato e festoso ti fa dimenticare chi sei. A Cervia la gente è mediamente adulta. La vicina Milano Marittima punta invece su una movida poco più che adolescente. Dopo una cena fighissima siamo scappati a gambe levate. Direi a ruote levate!

Si trova da mangiare a prezzi calmierati in ogni dove (spaghetti con il pesce intorno ai 14€, fritto meno di 18). I cani sono ben accetti quasi dappertutto, sotto il lettino non danno fastidio. Noi a loro, forse sì.

Ho ritrovato un gruppo nel gruppo che mi era mancato, sentirsi come fratelli, le cene sotto il portico, le file di candele sulla spiaggia, i fuochi e le stelle cadenti.

Ho giocato a beach volley in spiaggia buttandomi a terra e schiacciando, ho bevuto birra gelata, chiacchierato al buio di notte con gli amici di una vita, ho fatto passeggiate sul bagnasciuga sentendomi in un film di Vanzina insieme ad altre mille persone che spingevano materassini pedalò e bambini in acqua. Ho detto anche io peccato per il mare che però dai il problema è che il fondo è marrone, non è sporca.. infilandomi nel luogo comune dei luoghi comuni della riviera.