mercoledì, fine dicembre

Milano senza colori, e come anni indietro, sono nasi alle finestre, che appanni e che ci scrivi ti amo, mentre palazzi alberi e strade sono nascoste fino a metà mattina. Milano di gente che si alza pigra, chiusa in casa perché non può uscire. Qualcuno scende a comprare il pane, le mamme trascinano bambini imbacuccati che non giocano e che hanno già imparato la pazienza di una fila e il sacrificio del non si può. Mi godo una nuova dimensione fatta di passeggiate con la cagnolina e di divano nel pomeriggio. Milano di case calde, le ghirlande luminose appese alla porta, un film un libro coperta e tisana. Le amiche in videochiamata, un caffè al bar o un weekend in montagna se riusciamo, stare sveglia fino a tardi ad ascoltare il silenzio della nebbia ed allentare il ritmo sotto il piumone, ascoltando chi si sveglia nelle case di fianco.

mattina del 25

In questa Milano deserta la mattina di Natale vado a fare il mio tampone di chiusura monitoraggio, sperando di essere negativa, perché qui a destra e a sinistra continuo a prendere nota di ‘affondati dal virus’. In questo grigiume delle sette di mattina (come le partenze intelligenti, chi vuoi che vada nell’unico ospedale di Milano aperto oggi per lo screening) non trovo in giro anima viva. Strade vuote, semafori rossi che non fermano nessuno, i negozi ancora chiusi, il parcheggio semi deserto. Sono ottimista.

Quelli svegli sono tutti in coda sotto questo tendone della protezione civile. Ma è presto e me la cavo con neanche mezz’ora di coda. Finisco e la fila si è già quadruplicata, i negativi pranzeranno qui, i positivi di nuovo chiusi in casa a fare videocall con i parenti. Non funziona che in una mega città manchino punti tampone in ogni piazza. Che molti rallentamenti siano causati da chi ancora lo deve fare ogni due giorni. Che non appena l’infermiere ha aperto lo sportello dividendoci in prenotati e non, una decina di persone abbia tentato il sorpasso (e sia stato rimandato dietro). Non funziona un sistema di testing per le scuole organizzato in questo modo, per cui ci sono bambini che fanno quattro tamponi in un mese e altri che di fronte al primo sono magicamente positivi, serve una campionatura a tappeto, direttamente nelle aule.

Scendo con la cagnolina, se due amiche mi rimangono negative dopo ultimo antigenico, andrò a pranzo da loro, e comunque buon Natale.

THE XMAS CAROLS, IL MIO CONTRIBUTO

Ecco il mio contributo a questa iniziativa molto interessante, ideata da Shio, autrice del blog Il mondo di Shioren, che ringrazio. Mi ha permesso di avvicinare persone incantevoli.

Oggi camminavo per le vie addobbate del quartiere. Strade che in questa stagione percorro poco, troppo trafficate in auto, non utili se non ci abiti, al di fuori del tragitto quotidiano. Ci sono passata con la cagnolina, ricordandomi di quando la desideravo, la cagnolina. Di quando attraversavo questi incroci avvolta in sciarpa e guanti, camminando veloce, con pensieri di mille vite fa. Il sole si abbassa, in questo cielo limpido e blu cobalto che solo dicembre sa regalare a Milano.

Ho nostalgia di pomeriggi svaniti, di foglie ghiacciate sui marciapiedi, di tè alla cannella coi biscotti, della mamma in cucina, dei libri nello zaino. I negozi si accendono come piccoli presepi urbani, alberelli, ghirlande e panettoni al pistacchio. Le luminarie d’argento incantano e mi emozionano, ancora, indicando il percorso un po’ briciole di Pollicino, un po’ stella cometa.

Prendo in braccio il mio batuffolo, fa freddo, torniamo a casa superando le macchine in coda e la gente frettolosa, abbracciate strette.

Muri di cartapesta

Siccome a Milano i muri delle case sono di carta pressata, io convivo in pratica con tutto il condominio. Senza scendere in dettagli romanzeschi quando suona il telefono del mio vicino, soprattutto in pomeriggi tranquilli nei quali vuoi solo leggere e poi ti appisoli, tu non solo senti questo drin da vecchio apparecchio attaccato alla […]

Sorriso sghembo

E c’è chi c’è, passato.

Capisce.

Ti guardi in quello sguardo, di occhi che sanno,

di buchi neri che, il fondo, l’hanno visto.

Riconosci. Chi attraverso le feste le luci e le ghirlande

cammina in silenzio,

per non rattristare le vetrine che restituiscono volti,

e quel sorriso sghembo, come la vita, attraverso la nebbia.

#Oggisonotriste

Il mio dicembre non è più stato Natale da quando gli ultimi, anni fa, sono stati abbinati a visite e controlli in ospedale, pranzi interrotti, la portiamo sì o no, dai che siamo più tranquilli, metti la giacca, prendi il borsone. E freddi e nebbie su Milano addobbata, e buio, e luci accese nelle strade, e parcheggi da cui guardi blocchi illuminati sempre, da fuori finestre ampie, dentro il ferro dei letti, i neon bianchi. E settimane a contare il prossimo appuntamento, che forse allora andrà meglio.

Stradine di una città che non dorme mai, dove qualcuno fa sempre la notte, qualcuno piange, qualcun altro incrocia le dita, chiuso in macchina e aspetta che sia ora di tornare a casa.

Feste in cui si conta chi non si siede, nostalgia di pasta fatta in casa, di regali sotto l’albero, di fili dorati da buttare il giorno dopo.

Ci sono anche loro, sotto la neve. Le preghiere mai ascoltate.

17:17

Come in un film in bianco e nero

anche se era a colori

e i colori erano quelli del tramonto in inverno.

Ghiacciato limpido

incredibilmente brillante

di rosa e di arancio.

E tu pensi

non può succedere niente di male

con un cielo come questo.

E invece accadde. Con quella luce quella verità.

Quest’ora per anni mi è stata accanto

in momenti incerti di provvidenziale

lieto fine,

come una voce

come una mano

come un soffio che mi sorride.

Sono qui accanto, abbi fiducia in me.

Bambina

La me bambina bussa nei sogni s’infila nei giorni di questo caldo autunno di quartiere.

La me bambina vuole essere rassicurata una pacca sulla spalla una mano da tenere.

La me bambina sbatte contro i vetri si arrampica sui rami per trovare il sole cerca scuse per trovare sensi.

La me bambina ha ricordi che bruciano gli occhi vuole palloncini da far volare in cielo briciole sul letto

e musica per urlare.

Milano-Olbia

Quando vuoi farti pochi giorni di stacco, ma a due ore di macchina hai solo il mar Ligure e l’Idroscalo fa troppo luna park, puoi prendere in considerazione un’oretta di volo e ritrovarti nel mare cristallino di San Teodoro.

Milano – Olbia, tre giorni di pura meraviglia. Alla portata di tutti, e non fatevi frenare dal volo, perchè in una mattinata, tutto compreso, lasciate la metro di Milano e vi ritrovate con le infradito in spiaggia. Calcolate una partenza con trenino per Malpensa alle 8,10 (comodi quindi, una sveglia normale) che con 13 euro (A/R) vi lascia alla scala mobile dell’aeroporto in meno di un’ora. Adesso, tra coviddo, green pass, partenze intelligenti e bagaglio a mano, non è più necessaria una sosta eterna tra le poltroncine ed i barettini dello scalo, quindi giro veloce al Duty free (che si può solo guardare perchè gli sconti non esistono) e via al Gate. Cioè telefono in mano con carta d’imbarco e siete già in aereo. Il tutto in mezz’oretta scarsa. Controlli velocissimi, poca gente, file inesistenti, tutto molto scorrevole.

Alle 10,45 siamo su un Easy Jet pagato come una pizza. A mezzogiorno in aeroporto ad Olbia, Costa Smeralda, dove c’è ad attenderci puntualissimo (da buona imbruttita l’ho chiamato mille volte per la conferma) lo scooter a noleggio (Miky Rent, veramente fantastici) ed in un tempo record di 8 minuti di orologio lasciamo le borse al Bb.

Ho prenotato a La Casa di Pier (centro storico di Olbia, pulito ma colazione scarsa e molto rumoroso, si può cercare di meglio) che vanta una posizione ottima a due passi da ristorantini e negozietti nell’isola pedonale, ma soprattutto è a pochi chilometri dalle spiagge.

Pomeriggio a Cala Banana, dove tra gelato ed aperitivo sostiamo fino al tramonto. Cena da Sara, Olbia Porto, che raggiungiamo neanche a dirlo, a piedi. Se capitate qui dovete cenare in questa Trattoria a conduzione familiare. Vi accoglie un cortiletto un po’ dimesso e spartano, silenzio e profumo di limoni. Vi dico solo che pur non essendo nel menù, la cuoca ci ha preparato degli spaghetti alle vongole con crema di pistacchio e sono riuscita a farmi fare anche il bis!

Giorno 2: scooter fino Capo Coda Cavallo in mattinata.

Pomeriggio a Cala Brandinchi. Le foto parlano da sole, paradiso!Aperitivo in Olbia vecchia, al Mint Julep, cocktail particolari e pizza gourmet, ottima. Molto carini anche i proprietari! Ceniamo al ristorante ‘la Taverna’ nel centro storico pedonale a due passi dal Bb, buoni gli spaghetti allo scoglio, niente di eclatante il resto.Terzo ed ultimo giorno Pittulongo. Spettacolo. Ultimo bagno, ci cambiamo in aeroporto, ci portiamo il sale e la sabbia sulla pelle fino a casa.

Volo per Milano alle 18,30. In serata siamo già in mezzo al traffico che conosciamo.

Milano que l’aime

Metti una sera al tramonto. A Milano. Metti che è agosto e la città comunque si svuota. Rimangono quelli che qui sono di casa, quelli che tra le sue vie ci sono nati, che tra i suoi quartieri, i palazzi di periferia, i grattacieli e le case di ringhiera ci sono cresciuti. E mentre l’attraverso […]