.. e mi riempie di baci

Scegliere di non capitolare in questa guerra di stracci.

Chiedi amore

perché riconosci allo specchio quel sognatore che ti guarda.

Cucito al cuore, tra le mille cicatrici che ti rendono di ghiaccio.

E quella sensibilità di chi sa, che se molla, si accartoccia.

E abbracci e ridi e ti riempie di baci.

Fine giornata

Non ho dormito niente, ieri notte. A volte mi capita. Una discussione in tarda serata, una puntata che non vuoi smettere, una ricerca sul pc che diventa infinita. Pensieri. Ergo vado a letto tardi, e continuo a macinare, come un criceto sulla ruota. No, lui non macina, gira.

Non serve più alle 3,20 la meditazione, la melatonina, contare le pecore, piangere o sbattere la testa contro il muro. le ore verde fosforescente si incastrano e si disegnano nei contorni del minuto precedente. Sei al punto di non ritorno. Mi alzo mangio un biscotto col latte caldo, faccio una capatina in sala, sbircio il cielo nero dalla finestra, faccio brontolare pallina di pelo che invece dorme beata, spengo la luce, accendo la luce, leggo, provo di nuovo, niente.

Verosimilmente crollo quelle due/tre ore prima che suoni la sveglia. Oggi pensavo non sarei arrivata a fine giornata. Nemmeno all’ora di pranzo. Eppure ce la si fa. Non so come, ma arrivi a sera. Un passo dopo l’altro, è sempre così. Quello che stanotte, al buio e nel silenzio sembrava impossibile, poi lo porti a termine, e neanche tanto male.

Alle volte

basta un sorriso. E ottieni il mondo.

Basta sapere chiedere, con spontaneità, con gli occhi spalancati sull’altro.

Sii di poche parole, ma quelle acute. Cogli il momento, sii accorto.

Usa gentilezza, quella d’animo, di chi sa perché c’è passato, da quell’inferno.

Allunga una mano, anche senza il gesto, la coglieranno.

Impara a sentire,

troverai ascolto e lealtà.

Autostima e come migliorarla

Non amo i corsi un po’ alla portata di tutti, ridondanti e talvolta banali, della serie migliora la visione che hai di te stesso per stare meglio, sii unico e bla bla bla che hanno l’aria di una sentenza introspettiva, senza consegnartene gli strumenti. Qualcuno mi piace, e lo seguo attraverso i podcast, ma ne parlerò un’altra volta.

In questo corso di aggiornamento, tuttavia, oggi ci hanno dato i compiti, scrivendo su due colonne dieci aggettivi, che ritroviamo in noi, positivi e negativi. Ragionando su una versione di noi che magari si discosta dalla precedente, e che invece diamo per stabile. L’esercizio diventa interessante. Debbo valutare le mie risorse basandomi su quello che sta succedendo attualmente nella mia vita, in questo momento. Continuare a correggere l’immagine di sé, contribuisce ad incrementare le abilità e le competenze per fare fronte ebbene sì, anche al quotidiano. Per ogni aggettivo bisognerebbe fare poi un lavoro di sottolineatura e di patto di miglioramento, ma questo diventa troppo impegnativo, ho già sudato a trovarne venti.

POSITIVI  Dolce - determinata - solare - simpatica - testarda - affidabile - sincera - esuberante - intelligente - perspicace 
NEGATIVI ansiosa - ipercritica - testarda - sensibile - puntigliosa - ossessiva - malinconica - intransigente - emotiva - impaziente.

Devo dire ci ho messo un po’, qualche altro mi è venuto in mente in ritardo, qualcuno merita un approfondimento (con uno bravo).

E i vostri quali sono? Sono curiosa… Almeno due o tre per categoria.. 🎯🎯🎯

Risotto alla zucca

A modo mio. Che sono imbranata, perciò non me ne vogliano le cuoche! 😋😋😋😋

Pentola, piatto di riso carnaroli, cipolla, vino bianco, zucca, dado, pentolino di acqua bollente. Parmigiano. Burro.

L’ho detto che sono pratica e senza fronzoli, no? 😏

  • per non impazzire io faccio così con il pezzettone di zucca, lo lesso pochissimi minuti con la buccia. Esatto. Poi lo raffreddo, lo pulisco, lo faccio a pezzettini e lo schiaccio con una forchetta.
  • classico soffritto di olio, cipolla, e riso dentro, a tostare, un minuto. Girandolo, ovviamente.
  • Sfuma con il vino, e aggiungi la zucca. Gira.
  • Nel frattempo nell’acqua bollente ci va il dado per fare del buonissimo brodo industriale, da aggiungere al riso, non appena si asciuga. Un mestolino alla volta. Intanto gira.
  • Quindici minuti circa, spegni, aggiungi una cucchiaiata di burro e parmigiano. Divino e cremoso.

Sorrido

se penso che oggi sono riuscita a farmi tagliare a pezzi una zucca di quelle enormi, mantovane, lunghe e dolcissime. Di quelle che ti chiedi se sono lì di bellezza o se pensano di venderle, che non ci stanno in borsa, non le puoi segare a meno che tu sia Geppetto e nemmeno usarle per Halloween perchè è già passato. Così, nonostante lo scetticismo della responsabile, l’addetto alla frutta è tornato dalla pausa e di fronte alla mia spontaneità, senza fare una piega l’ha presa a sciabolate, me l’ha incartata, pesata, prezzata, si è goduto i miei grazie e le mie scuse, persino gongolando.

Lampante mi è tornato alla memoria lo stesso episodio di quando anni fa a Cuba ho trovato sulla spiaggia un bambù di quelli enormi, di legno durissimo, levigati dal mare, e mi sono incaponita per portarlo a casa. Volere è potere, ho trovato e supplicato due malcapitati che si sono ingegnati per tagliarmelo in più pezzi, affinché potesse stare in valigia. Tuttora sta in bella mostra sul tavolino in sala, pitturato di bianco, con dentro conchiglie e candeline.

Scivola la pioggia

In pomeriggi come questi inesorabilmente mi ritrovo con i piedi nelle pozzanghere e gli occhi nel grigio di questa città allagata di pioggia e di freddo. E ritorno ai ritorni da scuola, alla merenda con te in cucina, alla copertina sul divano ed al telefilm prima di cena. Le mattine a studiare per l’università, i libri sul letto, sì scendo io a prendere il pane che almeno stacco un po’.

Mi viene da chiamarti, come si fa l’arrosto con gli spinaci in pentola, oggi ho discusso al lavoro e sono stanca, ho incontrato la tua amica e ti saluta. Comincia a fare freddo, sì ho tirato fuori il piumone, si sto attenta quando esco la sera.

Mi sento sola, anche se sola non sono, e ne ringrazio, ma avrei bisogno della tua voce, del tuo coraggio, del tuo dirmi sempre la parola giusta per stare in pace. Guardo fuori dal vetro, ho le luci accese in casa, alle quattro oggi sembra notte.

17:17

Come in un film in bianco e nero

anche se era a colori

e i colori erano quelli del tramonto in inverno.

Ghiacciato limpido

incredibilmente brillante

di rosa e di arancio.

E tu pensi

non può succedere niente di male

con un cielo come questo.

E invece accadde. Con quella luce quella verità.

Quest’ora per anni mi è stata accanto

in momenti incerti di provvidenziale

lieto fine,

come una voce

come una mano

come un soffio che mi sorride.

Sono qui accanto, abbi fiducia in me.

A Milano è padel mania

ma anche beach, quasi che l’estate non la si lasci alla spiaggia. Ed è così che in questo clima autunnale ancora mite e soleggiato mi ritrovo a racchettare con persone mai viste e a prendere schiacciate sotto rete, che neanche a quindici anni.

Il padel è la moda sportiva del momento. Impianti che per anni si sono spartiti tornei di calcetto adesso riconvertono spazi verdi e campi in padel, con prenotazioni già full per tutta la stagione. Ciò che lo rende vincente è la facilità di approccio, che le squadre siano miste e di ogni età, che sia divertente e quindi sia un ottimo aggregatore e che faccia sudare come dei dannati. Un’ora e mezza e puoi andare a dormire, sebbene il post partita preveda quasi sempre sempre una sorta di terzo tempo.

Io non ci azzecco molto, sono più le palline che mando fuori di quelle che segnano, quindi con umiltà lascio spazio agli altri cimentandomi con il beach, indoor. A volte cementandomi è il termine appropriato. La meraviglia è che giochi scalzo in campi al chiuso e riscaldati, ma hai i piedi nella sabbia e questa sensazione mentre fuori ci sono autobus e palazzi, è tanta roba. A pallavolo non ero malaccio, vent’anni fa. Allenamenti seri, tornei, campionati non agonistici. Adesso tendo a imbalsamarmi nei centimetri farinosi (ma quanti sono! Si sprofonda) nel senso che se i giocatori sono molto bravi, e ciò significa che si corre e si salta a go-go, dopo che sono atterrata sotto rete non ho più la forza di volare a coprire mezzo campo in quella frazione di secondo che richiede la situazione. Però mi diverto, e una volta ogni tanto, stacco con la testa e riesco anche a tornare adolescente!