Milano – Valtellina

in meno di due ore, con un cielo di ottobre che sembrava dipinto e i colori dell’autunno a fare da sfondo.

Partenza da Milano con comodo, la strada è la Monza Lecco che prosegue per Sondrio, passate Morbegno, Ardenno e siete già sulla provinciale tra centri commerciali e cassette di mele, colline di vigneti, pendii rossi e arancioni, bresaola e pizzoccheri ad ogni angolo. Se non trovate traffico (la strada è una sola) in un soffio siete in collina, tra vecchi borghi sconosciuti, case in pietra, viuzze di ciottoli, ville immerse nel verde, boschetti e ruscelli. Abbiamo pranzato a Teglio, ma cibo e prezzi sono buoni ovunque, le cuoche sono donnoni col grembiule, un po’ asciutte ma pratiche che non lesinano bis e torta di mele. Abbiamo passeggiato nei dintorni, raccolto le mele con autorizzazione del contadino, bevuto dalle fontane di cent’anni fa, chiacchierato con la vecchina che prendeva il sole dietro alla sua vigna, giocato col gatto e con le prime luci accese eravamo di nuovo in città.

Bambina

La me bambina bussa nei sogni s’infila nei giorni di questo caldo autunno di quartiere.

La me bambina vuole essere rassicurata una pacca sulla spalla una mano da tenere.

La me bambina sbatte contro i vetri si arrampica sui rami per trovare il sole cerca scuse per trovare sensi.

La me bambina ha ricordi che bruciano gli occhi vuole palloncini da far volare in cielo briciole sul letto

e musica per urlare.

Paraponziponzipa’

Nel continente nero anche qui. Dal divano di casa mia. Piove, chi balla? Soprattutto chi balla l’Alligalli in tempi di pandemia, con la pioggia, a Milano. Che mi sembra di essere con l’orchestra al lago, da cui sono fuggita stamane perché rischiavo il rientro in canoa.

Faccio una passeggiata. animata da tanto entusiasmo, dalla quiete dopo la tempesta e dalla cagnolina che mi guarda scodinzolando. Scendo così come sono, shorts, maglietta ‘da tanto sto in casa’, sneakers rosse, capelli raccolti in qualche modo. Quando io mi muovo sono un disastro. Perché voglio fare un viaggio solo, e fare tutto in quello spostamento. Chiavi, sacchetti popò, guinzaglio, collare ‘vieni qui che te lo metto’ e non si capisce mai perché prima scodinzoli per uscire e poi appena sono sulla soglia, pronta, torna dentro e va a saltare sul divano. ‘Qui, è di qui che dobbiamo andare’. Leva le scarpe che io in casa solo scalza, appoggia l’umido sulle scale, e il vetro idem (che nel frattempo avevo preso anche quelli) e torna dentro a recuperare il cane.

Infila il collare, abbaiata felice (l’alligalli ha smesso), riprendi l’immondizia, le chiavi, il telefono con la musica che almeno cammino per un’oretta e non me ne accorgo. Due passi in cortile, un freddo cane (appunto), butta i sacchetti e risali a prendere una pashmina, pesante. Quindi ci siamo, Sciarpa rosa pallido con i pantaloncini corti di jeans, scarpe rosse. fa niente, chi mi vede. In fondo alla strada, circolo sportivo, un pullman di.. boh atleti e famiglie, forse un battesimo, un compleanno, comunque almeno cinquanta persone e balli di gruppo.

Io devo passare da lì, in mezzo, agghindata che sembro la colf, e naturalmente tutti mi vedono. Comunque. l’atmosfera è carina, il cielo è diventato blu con le nuvole in cornice, l’aria frizzantina, e si fa buio. La musica non stona mai, dovunque la suoni, ma qui è strana, in quest’angolo di quartiere che conosco a memoria, e che percorso la sera, con nessuno in giro, sembra solo mio. Queste canzoni da balera mi riportano a ricordi lontani, dei miei, di estati passate, e stasera sono piena di malinconia. Si sono accesi i lampioni e non sono preparata a questa domenica che cambia luci, suoni e colori in maniera inavvertitamente inattesa.