Il mare d’inverno

Pubblico questo video che mi ha consigliato la nostra esperta musicale del web http://perseidesinasce.com/ e rimango sempre basita ed affascinata da persone che in realtà non mi conoscono, ma mi entrano così nel profondo attraverso poche settimane di condivisione.

#inversa

Sono un po’ inversa stasera, e adesso che l’ho detto ad alta voce (sì anche) magari serve, prendo atto che non tutte le giornate riescono come le ciambelle col buco, e che domani andrà, magari, meglio. In primis ho la sensazione di essere stata dolcemente manipolata da una persona a me molto cara, affinché arrivassi esattamente dove lui voleva. Di solito sono molto attenta, ma stavolta mi era impossibile dire di no, pertanto, presa in quel posto. Il buco della ciambella, appunto.

Aspetto poi la conferma dell’Ingegnere (da luglio) per quel progettino che dovrei realizzare al lago, poca roba, ma è un mio sogno, una mia idea e un mio disegno, sto per demolire il vecchio e quindi l’ansia è giustificata. A breve avrò solo un mucchio di legna, se le cose non si mettono in moto. E’ poco serio questo atteggiamento, tipico di chi ha tanti affari in ballo, evidentemente; altre mille lavori da concludere, e poco gli importa di aggiungere il mio. E’ frustrante seguire chi dovrebbe seguirmi (il progetto) ed elemosinarne l’attenzione dei due uomini che hanno voce in capitolo, come se stessi chiedendo l’elemosina (tutt’altro, vi assicuro). Calcoliamo che adesso io sono a Milano, che non tutti i weekend sono sul posto, non sono presente per bussare in direzione ogni giorno. Questa situazione mi fa infuriare, io che sono precisa, puntuale e attenta, ottengo solo pacche sulle spalle e tanti ‘tranquilla’.

Aggiungo come collateral che ho qualche incomprensione al lavoro col collega nuovo (e siccome io sono lì da anni faccio da parafulmine per parecchi casini) e che spero che un altro paio di faccende vadano bene, quindi per adesso, mai una gioia. Non si sblocca nulla, devo avere Saturno contro. Sembra che tutto abbia il vento a favore poi si blocca, il nulla. Io sono una persona che va in tilt se non ottiene quello che vuole, non sono capricciosa, ma determinata, caparbia, orientata al raggiungimento dell’obiettivo. Non sto con le mani in mano, faccio, chiedo, vado avanti. Mi ci metto e mi ci ostino e quando più cose non funzionano come dovrebbero, niente, precipito di umore e mi metterei a urlare, perché non vedo il traguardo, perché sono stanca di nuotare controcorrente, sono da sola, ed è tanto che lo faccio.

Ho imparato

Ho imparato che quando programmi,

il destino ti mescola le carte e devi ricominciare da capo.

Ho imparato a non dire mai,

perché tutti faremmo di tutto, nella condizione estrema.

Ho imparato che una canzone ed un profumo,

sentiti dopo anni, ti spaccano lo stomaco,

che se mi alzo con le nuvole

sono di pessimo umore,

che trovare un senso a tutto è impossibile e che a volte è meglio lasciare andare.

Ho imparato a guardare dritto negli occhi,

quando parlo. Anche quando sorrido.

Ho imparato che quando tutto va male, poi va meglio,

che passo dopo passo si arriva lontano,

che se vuoi qualcosa te la devi prendere,

obiettivo in una mano e ostacoli nell’altra.

Ho imparato a chiedere scusa,

che quando sei serena puoi essere felice,

che quello che hai perso ti rimane accanto,

che se ti ascolti, hai le risposte e non sbagli.

Ho imparato che quando ti manca tutto lo devi

cercare dentro di te.

Che l’amore di un animale ti rimette il cuore in pace,

il tramonto sul mare è qualcosa di indescrivibile,

un aperitivo con gli amici, prendersi in giro, guardarsi

negli occhi e conoscersi da sempre

vale quanto un amore.

Ho imparato che i problemi, per la maggior parte ce li

creiamo da soli.

Che la gentilezza paga più del denaro,

che l’affetto non è amore,

che mi alzo felice se sono soddisfatta e decisa.

Ho imparato ad essere sincera, anche quando fa male.

Ho imparato ad andare contro corrente, a ribaltare il

tavolo e cambiare tutto.

A ricominciare da capo.

#singlepersempre

Mi invita a cena qualche mese fa. Siamo noi. Non abbiamo un rapporto, siamo noi. Senza nomi, senza etichette, se non la sincerità. Io evito comunque di incontrare anche altre persone, nonostante sbandieri il fatto che per adesso ho scelto di non legarmi, sto bene così.

In ogni caso io e Marco ci frequentiamo spesso. E all’epoca di quella cena io ero molto presa. Era una delle prime serate post lock down di zona gialla bianca rossa a pois, in cui puoi andare al ristorante solo se è all’aperto (trovane uno a Milano, carino, lontano dalla bolgia, che mangi in un dehor interno e non sul marciapiede, che non faccia troppo freddo perchè siamo a maggio e la sera tira aria) e noi avevamo carne alla brace, candeline, ghiaia per terra e lucine appese..

Neanche aperto il vino, Marco mi accenna che la la sera dopo sarebbe uscito con una sua amica, collega. Amici, ovviamente. In moto. (Lei passeggera in moto con lui). Non gli ho rovesciato addosso il rosso perché la carne era molto tenera e masticavo il mio mantra zen.

Visto che la nostra relazione è in uno stadio iniziale e che io non voglio relazioni, gli faccio presente che non mi piace, che da queste strade sono già passata e che la solfa la conosco a memoria, ma non posso impormi. Marco allibito contrattacca che la collega ha bisogno di parlare e io cedo. Da questa serata nasceranno discussioni, che già conoscete a memoria, e che si risolvono dopo vari chiarimenti con guarda che è stata solo una bella chiacchierata, non sei tu che mi devi dire con chi uscire ma se ti ferisce, eviterò. Io e Marco facciamo vacanze separate, in nome di quel rispetto che ci lega ma che ci fa procedere comunque da soli. Io insisto che non voglio storie al momento, forse non le so proprio mantenere.

L’altro pomeriggio comunque ci incontriamo per una passeggiata, facendo quei discorsi pericolosi che non vogliono andare a parare da nessuna parte, tipo ma la tua collega? E viene fuori che lei, quella che era solo amica, quella per cui io mi sono presa della bacchettona ipocrita, gli ha dedicato una poesia, dopo che ci era uscito ancora un paio di volte..

EGOCENTRICO EGOISTA O NARCISISTA?

Molto spesso siamo portati a confondere questi termini intercambiandoli e dando loro un’accezione negativa. Questo è sbagliato, se in maniera assoluta. In molte situazioni tutti manifestiamo questi comportamenti, se consideriamo egocentrico anche chi non si mette, ad esempio, nei panni del partner in una discussione o chi non spiega un compito ad un collega perché fa più in fretta a farlo da solo.

Diverso è naturalmente chi manifesta esclusivamente atteggiamenti ego-centrati, per dire. Egoismo è occuparsi solo della propria persona e dei propri interessi, prescindendo dall’esistenza di altri punti di vista, fregandosene dei sentimenti e delle richieste degli altri. La persona egoista difficilmente sa amare, centrato su di sé, sulla realizzazione dei suoi piaceri e usa la dolcezza solo se la situazione lo richiede. Questo atteggiamento diventa pericolo e narcisista quando il resto del mondo è utile per raggiungere un obiettivo, ma non degno di ascolto.

Chi è sicuro, indipendente e determinato viene talvolta scambiato per essere pieno di sé, mentre la distinzione a parer mio è assai importante. Io mi chiamo in prima persona nelle discussioni perché mi ritengo responsabile delle scelte che faccio e che decido di portare avanti. Io perseguo quello che fa stare bene me, perché io mi alzo la mattina contenta o meno. Non gli altri. Quindi sono egocentrica? Affatto.

So essere empatica e di solito piaccio, per la dolcezza, l’ironia, la gentile lealtà. Ma se ci sono si sente. Ho le idee chiare su quello che voglio fare e su quello che grazie, ma no. A naso, lo so. E con presunzione aggiunta, difficilmente sbaglio. Non parlo di massimi sistemi, intendo proprio cosa voglio dalla mia serata, per il mio week end, le mie vacanze, cosa mi fa stare bene, o mi farebbe essere soddisfatta.

Amor proprio che nel mio mantra personale significa rispetto di me stessa, Se sono convinta che quella sia la scelta giusta perché ci ho lavorato, ascolto le obiezioni, ma difficilmente mi scosto.

Se so che quella proposta non è mia, mi faccio girare in testa il suggerimento, poi valuto e perseguo il mio obiettivo.

Il confine è sottile.

Non è egoismo, è essere convinti e sani.

Rivaluto la Romagna

Dopo una settimana a Cervia! Che mi è rimasta nel cuore, come sempre accade, per i piacevoli momenti che l’accompagnano.

Avevo bisogno di essere comoda (che poi mica stavamo al Grand Hotel..) arrivare in spiaggia e avere ombrellone lettino bar doccia nel raggio di venti metri.

E la Romagna è accogliente, sorridente e turisticamente preparata. I baristi ti sorridono i negozianti sono allegri la piadina è buona. E c’è il sole. La spiaggia è immensa. E la sabbia fina. Come la maglietta di Baglioni. E dopo anni di rocce, ghiaia, la baia valla a cercare, vacanze impegnative, la sabbia sotto i piedi e il tutto servito è tanta roba.

Una settimana spensierata in una cittadina dove la bicicletta fa da padrona, tutti si muovono scivolando su due ruote, dress code. Lo trovo meraviglioso, estivo, pratico. A Cervia il traffico lo fanno le biciclette. La sera fai fatica a parcheggiare. Le due ruote. Per una settimana abbiamo sfrecciato in fila indiana, sentendoci una classe in gita di fine anno.

Cosa mi porto a casa? Il cielo azzurro, gli ombrelloni colorati, le risate, i lettini che ora di sera incastravamo tutti insieme, le bottiglie d’acqua che finivamo a ritmo inverosimile e che ci siamo rubati dalla borsa frigo. Il salvagente a fenicottero, gli spaghetti con le vongole, la piadina a mezzanotte.

Cervia è pulita, organizzata, alberata. Il canale è un tripudio di bar e ristorantini, la sera illuminato e festoso ti fa dimenticare chi sei. A Cervia la gente è mediamente adulta. La vicina Milano Marittima punta invece su una movida poco più che adolescente. Dopo una cena fighissima siamo scappati a gambe levate. Direi a ruote levate!

Si trova da mangiare a prezzi calmierati in ogni dove (spaghetti con il pesce intorno ai 14€, fritto meno di 18). I cani sono ben accetti quasi dappertutto, sotto il lettino non danno fastidio. Noi a loro, forse sì.

Ho ritrovato un gruppo nel gruppo che mi era mancato, sentirsi come fratelli, le cene sotto il portico, le file di candele sulla spiaggia, i fuochi e le stelle cadenti.

Ho giocato a beach volley in spiaggia buttandomi a terra e schiacciando, ho bevuto birra gelata, chiacchierato al buio di notte con gli amici di una vita, ho fatto passeggiate sul bagnasciuga sentendomi in un film di Vanzina insieme ad altre mille persone che spingevano materassini pedalò e bambini in acqua. Ho detto anche io peccato per il mare che però dai il problema è che il fondo è marrone, non è sporca.. infilandomi nel luogo comune dei luoghi comuni della riviera.