#Rispettoparlando

MAESTRAMARTINA

La mia terza, decimata, sta lentamente tornando in classe. Fino a stasera novità non dovrebbero essercene. Funziona così: (funziona è un eufemismo) i negativi liberi tutti, fino a lunedì, quando faremo il tampone ‘quinto giorno’ che ci decreterà, speriamo, sani.

Il molecolare era da fare entro 48 ore dalla notifica. Il rispetto come sempre è merce rara e io sto inviperita da un paio di giorni con quei genitori che se ne fregano, di tutto! Dei compagni, delle altre famiglie, dei lavori altrui, degli impegni degli altri. Almeno tre non hanno portato il figlio in ospedale entro i termini fissati. Io il tampone non glielo faccio, che vengano i vigili (che tanto poi non li beccano mai. Io se dovessi per sbaglio uscire durante la quarantena a prendere il latte mi trovo la pattuglia al citofono; loro, zero). Un’altra ha portato il figlio dal papà e non hanno avuto…

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#AMOREPELOSO

Io ti amo da morire piccola esserina tutta musetto e palla di peli.

Tu così spontanea, viva, batuffolosa. Che capisci tutto, che mi guardi negli occhi, mi osservi e mi studi anche se fingi di dormire.

Che quando mi avvicino mi salti addosso, mi metti le zampe in faccia per tenermi, mentre mi baci. Mi vieni a toccare la gamba e scappi via se non ti saluto, mi abbai che sembra che parli, quando rientro.

Tu che se a volte piango mi lecchi le lacrime, che se alzo la voce al telefono ti accoccoli in braccio, che ti addormenti sui piedi e di notte ti ritrovo sul cuscino.

Tu amore piccolo che coi tuoi tre chili di cane mi hai riempito la vita, giochi a nascondino e mi ritrovi sempre nello stesso angolo.

Tu che ti tengo in braccio e ce ne andiamo per negozi, che corri se ti chiamo, che mi fai ridere per quanto sei buffa, che sei carillon e marionetta. Tu che non mi fai mai sentire sola, che quando ti sgrido guardi dall’altra parte e mi ignori, che se hai paura tremi ma non smetti di difendermi e di sedermi accanto. Sei la compagna più fedele, il regalo più dolce, la mia coccola sul cuore.

#parliamone

MAESTRAMARTINA

Parliamone, di questo cinema degli orrori che sta diventando il provvedimento Covid, che peraltro cambia di settimana in settimana.

Per molti il caos è archiviato, non per chi tra i banchi ci lavora, o ci deve portare i bambini. Premetto che scovare il malato è quanto mai difficile se asintomatico (e ahimè ce ne sono parecchi), quindi nel frattempo il contagio si propaga. Compagni, fratelli in altre classi, maestre, genitori. Individuato il positivo, classe in testing. Cioè a dita incrociate TUTTI VANNO OBBLIGATORIAMENTE A FARE UN MOLECOLARE (no farmacia). E’ necessario però aspettare il messaggio della Asl, che a volte sbaglia i destinatari, a volte ritarda, a volte non si sa… Quindi per uno o due giorni TUTTI GLI ALUNNI E I DOCENTI INTERESSATI CHIUSI IN CASA. Si va in ospedale a fare il tampone, se negativo si torna a scuola, ma si rifà un nuovo tampone al quinto giorno…

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#Routine

Quando la sveglia alle sette scandisce il ritmo del risveglio ho poco margine per decidere come muovermi. In linea di massima sono scattante: bagno, caffè, qualche minuto per casa e cagnolina, di nuovo bagno, scarpe e fuori.

Chi lavora tutto il giorno e tutti i giorni in questo modo spesso ha un’agenda organizzata con la massima precisione, o dimenticherebbe i figli a scuola e cosa cucinare a cena. Bella vita la tua da single, sostengono i più. Che poi quando mi rispondono così mi viene spesso da obiettare che nessuno ha puntato loro un fucile alle tempie per seguire la loro, di strada diversa.

Ma torniamo alle mie mattine, quelle di relax, diciamo. Tipo i week end, libera dall’esodo fuori città. Io che divento pazza se non concludo niente, ho dovuto mettere nero su bianco (sul giallo dei post-it in realtà) le attività delle 15/16 ore disponibili. Riderete. Non hai nulla da fare, dormi. Non riesco. No davvero, vorrei, non riesco. Così come non riesco a guardare la tivù la mattina. Ho interiorizzato che è una perdita di tempo, al massimo seguo un video se faccio step.

L’ordine delle cose da fare mi risulta essere da sostegno, e mi permette di orientarmi. Ho usato la stessa strategia anche durante il lock down, o avrei parlato col tavolo, oltre che con il cane ed il lievito madre.

Pianificando una serie di impegni anche durante il tempo libero, elimino la necessità di pianificare ogni volta, risparmiando ansia e stress. Mi sento più sicura e do una struttura sensata alla mia giornata. Tranne rari casi di pigrizia autorizzata da maratona pigiama, mi obbligo a vestirmi come se stessi per uscire e a fare. Mi appunto anche il pulire, spesa, passeggiata. Metto nel planning anche un tempo per scrivere, venti minuti di meditazione, attività fisica ogni tanto. Il tempo che rimane lo dedico alla lettura o ad un buon film. Rispettando una scansione prestabilita sono costretta a stabilire delle priorità e decidere cosa voglio fare del mio tempo e mi aiuta, anche inconsciamente, a rilassarmi.

Tazza fumante

MAESTRAMARTINA

Tisana allo zenzero, che il mal di gola è l’unico sintomo che ho. Divano, tempo uggioso, guardo il grigio milanese diventare buio. A mezzogiorno la telefonata della responsabile, domani in via preventiva tutti a casa. Non è una quarantena, è una quaranta-zzata, per dirla in latino, almeno nella forma. Il covid 3.0 dilaga, sicuramente nelle scuole. E dove si fa uno screening. A parere mio la metà dei bambini ce l’ha, più o meno asintomatico. Col primo raffreddore lo si scopre. La classe viene indagata e come funghi, tre, cinque, sei sono positivi. Tampone alle maestre. Il primo, quello che fai uscita dal lavoro, per scrupoli, passando dalla farmacista sotto casa, è negativo. E dev’essere un falso perché neanche alla fine della settimana, la collega è colpita, l’altra di religione è affondata, quella della classe accanto, pure. Ergo domani tutti in pseudo vacanza. La Asl ci darà poi direttive, già…

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.. e mi riempie di baci

Scegliere di non capitolare in questa guerra di stracci.

Chiedi amore

perché riconosci allo specchio quel sognatore che ti guarda.

Cucito al cuore, tra le mille cicatrici che ti rendono di ghiaccio.

E quella sensibilità di chi sa, che se molla, si accartoccia.

E abbracci e ridi e ti riempie di baci.

mamme 2.0

MAESTRAMARTINA

Mamme sul pezzo, mamme che sanno tutto, mamme indistruttibili, che si commuovono se il figlio esce con un disegno per loro, che urlano se sentono odore di ingiustizia, che piangono se spieghi loro che così stanno sbagliando. Quando è il primo nuovo approccio con la scuola elementare, le mamme multitasking portano con sé tutto quello che sono, la dolcezza, le paure, le ansie, la pianificazione perfetta che dimostrano sul lavoro, l’instancabilità, il coraggio e le loro fragilità.

Comprendono (si sforzano) accettano (meno) brontolano (molto).

La cosa che più mi lascia interdetta è che poi, ad esempio, davanti a casi di negligenza eclatanti, tacciano. Soddisfatte della non belligeranza, del fatto che il bambino venga sereno poiché non sottoposto a richiesta alcuna, che i compiti siano inesistenti e i sorrisi a trentadue denti nel momento del saluto. Misteri, ma non divagherò.

Oggi ho dovuto discutere con una mamma, a cui è stato…

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Fine giornata

Non ho dormito niente, ieri notte. A volte mi capita. Una discussione in tarda serata, una puntata che non vuoi smettere, una ricerca sul pc che diventa infinita. Pensieri. Ergo vado a letto tardi, e continuo a macinare, come un criceto sulla ruota. No, lui non macina, gira.

Non serve più alle 3,20 la meditazione, la melatonina, contare le pecore, piangere o sbattere la testa contro il muro. le ore verde fosforescente si incastrano e si disegnano nei contorni del minuto precedente. Sei al punto di non ritorno. Mi alzo mangio un biscotto col latte caldo, faccio una capatina in sala, sbircio il cielo nero dalla finestra, faccio brontolare pallina di pelo che invece dorme beata, spengo la luce, accendo la luce, leggo, provo di nuovo, niente.

Verosimilmente crollo quelle due/tre ore prima che suoni la sveglia. Oggi pensavo non sarei arrivata a fine giornata. Nemmeno all’ora di pranzo. Eppure ce la si fa. Non so come, ma arrivi a sera. Un passo dopo l’altro, è sempre così. Quello che stanotte, al buio e nel silenzio sembrava impossibile, poi lo porti a termine, e neanche tanto male.