It’s Friday again

MAESTRAMARTINA

e per fortuna si conclude questa settimana nella quale ho desiderato aprire una lavanderia e mollare la scuola almeno dieci volte. Se non ho portato avanti questa idea balzana è perché la mia classe è stupenda. Non scherzo. Abbiamo fatto la classica riunione con i genitori ieri sera, mi sono solo prodigata in complimenti. Che sono poi gli stessi che proclamo ogni giorno di fronte alla mia platea di bambini.

Perché se da un lato pretendo il massimo e li sprono a non poltrire (a volte rassegnati saltano parte dell’intervallo perchè chiedo loro collaborazione per terminare un lavoro importante, e COLLABORANO SENZA STORIE e si aiutano a vicenda, sono favolosi) dall’altro li riempio di lodi, a merito.

Ma sto divagando. Ho lavorato senza sosta, che significa senza smettere un secondo, cento occhi, duecento braccia, un gola (a pezzi) che tenta di arrivare a fine giornata da sotto la mascherina (e…

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#spontanea

A me capita di andare in fissa con un pensiero e di fare passare attraverso il filtro di quella sfaccettatura tutto quello che mi accade durante il giorno, quasi a dimostrazione dell’esattezza della mia teoria. Se c’è qualche dottore in linea sono certa che ravviserà un comportamento preoccupante, io lo chiamo bisogno di rassicurarmi, e sì forse un po’ ansiogeno lo è.

Mi spiego meglio. Rifletto sull’essere se stessi, frase blasonata ed inflazionata, usata per dire un po’ tutto come che non ci sono più le mezze stagioni. Io sono me stessa, non ho paura di portare avanti le mie idee anche se vado contro corrente (e me ne assumo la responsabilità), di mangiare la crosta della pizza quando sono ad una cena galante (e la mangio con le mani), di dire no se non sono interessata o non mi va. Inizio un corso se penso mi faccia stare bene, mi prefiggo un obiettivo e faccio di tutto per raggiungerlo. E fin qui..

Poi però leggo che essere se stessi vuol dire essere spontanei. Ma se io penso ad essere spontanea, non riesco più ad esserlo. Da qui il paradosso. E’ come se mi sforzassi di essere simpatica, o naturale. Posso provare ad essere più empatica, sforzarmi di essere meno perentoria, ma così non sarei spontanea. O forse lo sarei, alla luce di una consapevolezza nuova, che mi ha cambiata e fatta ritrovare in una nuova spontaneità. Mumble mumble…..

Occorre avere un po’ più di fiducia in sé stessi, smettere di rimuginare tanto su quello che si vuole fare o dire e, semplicemente, lasciarsi andare. Ovviamente facendo molta attenzione alle decisioni e alle azioni che implicano rischi significativi. A volte è necessario anche riflettere su quello che sta accadendo’. Decidetevi, o mi lascio andare, o sono ponderata. ‘Usate il buon senso’, ma io ce l’ho?

“La spontaneità è frutto di lunghe meditazioni. Pablo Neruda”

Domenica 10 ottobre

Casa, ore 16

Sole. Sola.

Primo weekend milanese in cui mi ritrovo a dovermi reinventare una routine, dopo mesi. E mi ritrovo tra le pieghe di questo pomeriggio pigro a domandarmi se è un problema. Io che ho sempre scelto di stare per conto mio piuttosto che accontentarmi, io che ho lasciato e mi sono fatta male per ritrovarmi. E quest’inverno col suo freddo e la sua nebbia fanno paura solo in parte. So stare. Con una differenza. Rispetto a qualche anno fa ho la consapevolezza che con me stessa sono una ricchezza. Che mi so reinventare. Che è stato giusto così. Che se impasto la pizza solo per me e bevo una birretta al bancone della cucina mentre la cagnolina russa sul divano, so essere felice. Che se un sabato sera mi guardo un film e piango, non è una tragedia. Che probabilmente il giorno dopo, a quella cena già programmata, sarò allegra come sempre. Che la domenica mattina svegliarmi e fare quello che mi va, mi rappresenta da anni e non sono triste, sono serena. Che le amiche, un’uscita inattesa, un complimento sincero, conoscere gente che ti stimola, arricchiscono tanti pomeriggi. Che poi non si può mai sapere, che sei capace di ribaltare tutto se lo vuoi, che puoi fare una passeggiata in centro, prendere la macchina e andare al mare, a trovare quel tuo vecchio amico a Firenze, a cucinare dalla collega. Che leggere un pomeriggio intero sul divano con la musica di sottofondo paga lo stress dell’intera settimana. Che un aperitivo all’ultimo minuto, una telefonata inaspettata e la tisana alla cannella scaldano il cuore. Che mangiare quando vuoi, metterti i tacchi sopra le calze antiscivolo, le risate e un pò di malinconia, andare al corso il martedì sera quando vorresti solo sdraiarti, la passeggiata tra i lampioni accesi e le vie silenti, la buonanotte al vicino che rientra come te col cane, sono quello che sei. Da tantissimo, e forse sei proprio tu.

Sabbia in lavatrice

Ho riportato a casa dal week end pantaloncini e teli mare. Finita la stagione, prossima ad un inverno cittadino, lavo tutto e metto sotto vuoto emozioni ed indumenti da villeggiatura. Io sono molto pratica, non bado alle formalità, sono precisa in molte cose, ma estremante creativa in altre domestiche (poche cose in giro, tutto lindo, salvo poi pulire il cucchiaino del caffè o il coltello con cui ho tagliato la frutta nella felpa da casa perchè sono più comoda, lasciare le borse a terra, il cellulare sopra quella mensola così sicuro che lo trovo e poi girare dieci minuti a cercarlo, visto che, sola, non posso farmelo suonare per individuarlo). Un genio incompreso, in soldoni. Mia mamma mi dava della pasticciona, e a volte glielo devo. So bucare i muri col trapano, aggiustare piccole cose, cambiare fili elettrici, caricarmi scatoloni sulle spalle, poi riesco a frullare il risotto già pronto perché aziono le lame al contrario per distrazione, ho sempre qualche livido sulle ginocchia perchè sbatto contro tutto, macchio di smalto rosso il lavabo di ceramica.

Questo per dire che ovviamente ho scrollato i teli da spiaggia di sabbia, non so cosa sia successo, ma per farla breve tutto il bucato era pieno di polverina. La sentivo sulle dita, si depositava leggera sul pavimento. Sottile, invisibile, ma presente. Poichè poi in questo divento ossessiva ho rilavato tutto. Aumentando l’acqua calda, diminuendo i capi. Niente. Disperata. Ho steso lo stesso la biancheria, sperando in un intervento divino, ho fatto un lavaggio a vuoto di un’ora con aceto (almeno il cestello mi sembra nuovo adesso), poi ho buttato in pattumiera nell’ordine: un pantaloncino, una maglietta, una custodia di stoffa per pc, un pile. La sabbietta in ogni benedetta fibra. Il resto l’ho sbattuto e risciacquato di nuovo, ma ancora mi prudono le mani. In un pomeriggio (piovoso) ho fatto quattro lavatrici che neanche la famiglia Bradford e mi sono riportata la spiaggia negli armadi, con la spiacevole sensazione che ci vorranno ancora tre giorni per fare asciugare tutto vista l’umidità!

Bambina

La me bambina bussa nei sogni s’infila nei giorni di questo caldo autunno di quartiere.

La me bambina vuole essere rassicurata una pacca sulla spalla una mano da tenere.

La me bambina sbatte contro i vetri si arrampica sui rami per trovare il sole cerca scuse per trovare sensi.

La me bambina ha ricordi che bruciano gli occhi vuole palloncini da far volare in cielo briciole sul letto

e musica per urlare.