La Casa de Papel

Sarà che sono un’inguaribile romantica, che le recensioni degli altri spesso mi lasciano attonita, che probabilmente sono difficilmente contentabile io dato che molte sere inizio diversi film per poi spegnere e passare ad altro, ma prima di farmi un’idea precisa devo provare. Di solito non sbaglio, quando scelgo. Come sui libri, non tutti li completo, ma qualcuno mi entra da subito, lo sai.

Tutto questo per dire che nonostante la critica abbia bocciato l’ultima serie, a me la Casa di Carta fa commuovere. Mi da’ grinta, mi entra sotto pelle. Le prime quattro stagioni le ho divorate, andando a letto a notte fonda, piangendo, arrabbiandomi, innamorandomi. Una, uscita a Pasqua covid, l’ho guardata in un meno di un weekend.

A me piace. Quegli sguardi decisi, le teste che si toccano giurandosi fedeltà, l’incedere a passo di marcia, stessa sincronia, stessa determinazione che mi fa venire in mente quando uscivo con gli amici delle medie, e camminare in gruppo con la stessa falcata e la stessa meta, mi faceva sentire invincibile.

La musichetta che accompagna quelle rivoluzioni mute, le strizzate d’occhio che sono pacche sulla spalla, credere in un ideale, non mollare. Quel capirsi con gesti convenuti, il coraggio e la prontezza. Il passaggio del testimone, il bacio rubato, la lealtà fino all’ultimo, le squadriglie che si muovono come in una danza concordata, quando tutto è resa.

‘Le ore condivise che sembrano mesi, il tutti per uno, disarmate, scalze, con il sole sul viso, circondate da tutto quel silenzio, ti senti libera. Perchè se siamo stati in grado di farlo, siamo in grado di fare qualunque cosa’.