#singlepersempre

Mi invita a cena qualche mese fa. Siamo noi. Non abbiamo un rapporto, siamo noi. Senza nomi, senza etichette, se non la sincerità. Io evito comunque di incontrare anche altre persone, nonostante sbandieri il fatto che per adesso ho scelto di non legarmi, sto bene così.

In ogni caso io e Marco ci frequentiamo spesso. E all’epoca di quella cena io ero molto presa. Era una delle prime serate post lock down di zona gialla bianca rossa a pois, in cui puoi andare al ristorante solo se è all’aperto (trovane uno a Milano, carino, lontano dalla bolgia, che mangi in un dehor interno e non sul marciapiede, che non faccia troppo freddo perchè siamo a maggio e la sera tira aria) e noi avevamo carne alla brace, candeline, ghiaia per terra e lucine appese..

Neanche aperto il vino, Marco mi accenna che la la sera dopo sarebbe uscito con una sua amica, collega. Amici, ovviamente. In moto. (Lei passeggera in moto con lui). Non gli ho rovesciato addosso il rosso perché la carne era molto tenera e masticavo il mio mantra zen.

Visto che la nostra relazione è in uno stadio iniziale e che io non voglio relazioni, gli faccio presente che non mi piace, che da queste strade sono già passata e che la solfa la conosco a memoria, ma non posso impormi. Marco allibito contrattacca che la collega ha bisogno di parlare e io cedo. Da questa serata nasceranno discussioni, che già conoscete a memoria, e che si risolvono dopo vari chiarimenti con guarda che è stata solo una bella chiacchierata, non sei tu che mi devi dire con chi uscire ma se ti ferisce, eviterò. Io e Marco facciamo vacanze separate, in nome di quel rispetto che ci lega ma che ci fa procedere comunque da soli. Io insisto che non voglio storie al momento, forse non le so proprio mantenere.

L’altro pomeriggio comunque ci incontriamo per una passeggiata, facendo quei discorsi pericolosi che non vogliono andare a parare da nessuna parte, tipo ma la tua collega? E viene fuori che lei, quella che era solo amica, quella per cui io mi sono presa della bacchettona ipocrita, gli ha dedicato una poesia, dopo che ci era uscito ancora un paio di volte..

LIBRO DELLE VACANZE

MAESTRAMARTINA

Torniamo in città, mancano pochi giorni all’inizio della scuola e il libro delle vacanze giace mezzo insabbiato sulla seggiola della cucina. Come arrivare sani e salvi all’ultimo esercizio?

Mi limito a parlare della primaria, visto che lì sono di casa, e mi voglio immaginare esercizi già in dirittura di arrivo, pertanto con un impegno di un’ora al giorno, il gioco dovrebbe essere fatto. Spiegate ai vostri figli che devono portare a termine il lavoro con ordine e costanza, come voi vi dedicate alla pulizia e al riordino della casa.

Se siamo invece, è il caso di dirlo, in alto mare, in tre settimane dovreste comunque riuscire a completare i compiti in valigia. Buona regola è pianificare i tempi e lepagine da svolgere. Un bambino non potrà essere sottoposto ad uno studio continuato per più di due ore la mattina ed al massimo una nel pomeriggio, magari dedicata alla…

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#RIENTROASCUOLA

MAESTRAMARTINA

Le scuole riapriranno in presenza il 13 settembre. In vista del ritorno in classe, si sa ancora poco sulle modalità che permetteranno agli studenti di seguire in sicurezza le lezioni in presenza. Il green pass sarà obbligatorio solo per il personale. E non entro in questo ginepraio. Tra l’altro non è chiaro chi controllerà chi. E poi perché ogni giorno, se l’utenza è sempre la stessa?

Per il resto sostanzialmente non dovrebbe cambiare molto rispetto allo scorso settembre. Mascherine obbligatorie, e ormai siamo bravissimi. Il metro di distanza tra i banchi è una “raccomandazione”. Il protocollo firmato con i sindacati richiede “il rispetto di una distanza interpersonale di almeno un metro e la distanza di due metri tra i banchi e la cattedra”. Fermiamoci su questo. Che fa ridere solo a leggerlo.

Dovete sapere che lo scorso anno scolastico le classi sono state ampliate perché noi docenti abbiamo…

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PERCORSI

Torno sull’argomento coincidenze perché non posso non notare che ci sono periodi, a volte intere stagioni, nelle quali CASUALMENTE e intendo che non ho scelto appositamente che quella fosse la zona di destinazione, cioè non ho messo io l’asterisco appositamente sulla mappa, dicevo insomma che gira e rigira ti trovi sempre nella stessa zona e a percorrere sempre quella strada.

Ora obietterete che di solito l’abitudine ci porta inconsciamente a scegliere il percorso conosciuto, che ci muoviamo con un’inerzia del sistema nervoso per cui siamo portati a rifare sempre le stesse cose nello stesso modo e quindi ad allungarci magari di qualche decina di metri, perché è la via che conosciamo meglio. Poi potrebbe essere che su questo tragitto abbiamo i nostri negozi di fiducia e quindi ne approfitti per passare a prendere il latte o il vestito in tintoria. Ci sta pure che a volte (io) ci mettiamo in macchina e dopo alcuni minuti mi accorgo che dovevo girare prima e che invece di andare a scuola dovevo andare dal parrucchiere.

Ma eliminata questa casistica rimane lo stupore. Com’è possibile che per mesi interi non attraversi alcune zone e poi improvvisamente la palestra è là, l’amica è anche lei là, il dentista guarda caso è da quella parte della città, vado al ristorante e la strada da fare è esattamente quella. Io vivo a Milano, dove per ogni rotonda ci sono minimo quattro vie che si intersecano e si dividono in dieci incroci. Sorprendente che per mesi interi la quasi totalità della mia vita percorra le stesse vie e io vada sempre per di là, CASUALMENTE. Poi la stagione dopo meccanicamente la tua vita si sposta quasi in toto in un’altra zona. E non parlo di ovvietà, è evidente che se mi dedico ad un passatempo nuovo è facile che le nuove amicizie siano circoscritte a quel quartiere e magari anche la pizzeria post corso, ma è davvero pazzesco che improvvisamente tutto il mio tempo libero e gli altri impegni si spostino come pellicola sul nuovo tracciato. Ci sono zone e che non attraverso da secoli, poi magicamente tornano ad essere di quotidiano passaggio, a scapito di altre.

SUPERARE UN AMORE

L’altra sera ero a cena con un’amica e mi ha chiesto come ho fatto a superare un amore malato che per molto tempo ha tenuto banco in tutte le nostre conversazioni, lasciandomi svuotata, delusa e stanca.

Quando mi capita di incrociare oggi quest’uomo penso ‘Quanta pochezza sei’. Quanto nulla sei adesso nella mia storia, quanto sei poco nel mio presente e quanto sei poco in generale. Bugiardo, manipolatore, camaleontico, infantile. E ti sei infilato in una nuova storia sbagliata, che è più ingarbugliata della nostra. Il karma alle volte.

E mi fa tenerezza quella donna che sono stata, innamorata succube sempre disponibile materna generosa docile che non era in grado di vedere. Di vedersi. Ho creduto per anni che il mio di amore potesse bastare per due. Per anni sono entrata e uscita e rientrata in questa ossessione, riprendendoti. Eri cambiato, volevi me. Anni, non mesi. Cieca. Non sentivo ragione, sorda alle amiche, incastrata.

Poi tocchi il fondo. E ci vedi. Improvvisamente vedi che tutto è sbagliato, che non puoi continuare a farti trattare così, arriva un certo punto in cui tu dici basta a lui e sì a te stessa e questo è il primo passo fuori dal tugurio. Lui non ti piace più. Non lo stimi, cominci a vedere il bello altrove, non lo vuoi. Non vuoi più tutto quello che ti si è sbriciolato tra le dita. Stai già vincendo. Lì è davvero finita.

E ne sono fuori perché quando ti ho rivisto l’ultima volta ho pensato ‘Che bello non fai più parte di questa mia vita, non c’entri proprio più niente, sono piena di tutt’altro’. Sono piena delle risate con le mie amiche, sono piena della complicità di chi mi sta accanto tutto il giorno e che rivedo il giorno dopo, sono piena della dolcezza di nuovi amici che entrano a far parte del mio presente, e no non ne fai più parte perché sei piccolo così. E non provo nulla, solo una vaga nostalgia dei momenti belli, ma come per ogni capitolo che si conclude.

Ho sofferto moltissimo, durante e dopo, quando passata la rabbia rimane il vuoto. Ma ne vieni fuori. Perché sempre l’amore per noi stessi e l’istinto di sopravvivenza hanno la meglio. E ti svegli una mattina e non ne vuoi più sapere nemmeno di essere triste, e ci sei tu, e ti piace bere il caffè appena fatto nella tua cucina, e metti il basilico sul davanzale per farci il pesto, e vai al parco a correre con il cane, e ti rimetti un vestitino e ti guardi allo specchio e sorridi, e ti sorridi. E sei cambiata. E impari che tu meriti rispetto. Che puoi dire anche no, che puoi ribaltare una routine se non ti piace. Che puoi dire ciao, ed elegantemente voltare le spalle, girata verso la tua, di strada.

#cattedre a settembre

MAESTRAMARTINA

Quest’anno il Ministero dell’Istruzione si è posto l’obiettivo di anticipare le tempistiche ‘tradizionali’, in modo tale da poter coprire il maggior numero di cattedre possibile in avvio di anno scolastico.

Le nomine sono un qualcosa che non funziona mai, già da quando ero precaria io 20 anni fa. Negli ultimi tempi si sono sommate graduatorie ad esaurimento, graduatoria per concorso, ricorsi, graduatorie su ricorso, graduatorie di persone nominate da un’altra regione che non davano disponibilità fino all’ultimo, graduatorie di persone che ricevono un mail per il posto vacante e che non rispondono, lasciando le segretarie nel limbo di non potere avanzare e scorrere nelle chiamate.

Il mese scorso una buona parte di precari è stato incaricato a tempo indeterminato. In soldoni molte colleghe sono finalmente entrate in ruolo.

Giubilo e gioia per chi finalmente dopo anni di girandola trova fissa dimora, per colleghi già in ruolo che sognano di cominciare…

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#MomentoMemento

Quando il periodo inanella più di una discussione, ti chiedi inevitabilmente se non sei tu la causa.

Se ti svegli triste ti domandi qual è il motivo.

Quindi pensi a cosa potevi dire, cosa hai fatto, cosa ti aspettavi.

Mi sono spesso chiesta se sono sbagliata e lavoro un sacco sul mio modo di pormi con gli altri e sul mio modo di parlare e intanto non mi sono accorta delle conferme che ricevo.

Bang, ecco. Forse è ora di basta che il problema sono io. Che questa storia di migliorarsi mi sta ammattendo.

E’ un momento e non è sempre colpa tua. Ti aspettavi determinate prese di posizione e atteggiamenti differenti. Confermati che tu sei davvero diversa. Hai solo incontrato persone meschine, poco empatiche.

E sei triste, oggi. Non lo eri settimana scorsa, non lo sarai domani. Accetta questa emozione. Sai quanto sai ridere, sai quanto sai dare. Girerà la ruota.

Ricordatelo quando ti metti in discussione.

Fratello

È quasi un mese che non ci parliamo, fratellino.

Cupo incapace di soverchiare quello che giustamente è il tuo mondo,

hai preferito allontanarti da me,

vedendo cattiveria dove non c’era nemmeno ingiustizia.

Abbiamo perso parti di noi che il destino ci ha tolto

come arti amputati che mai si cicatrizzano.

Per anni hai giudicato la mia di vita le mie amicizie le mie di scelte

sentendoti inattaccabile.

Mi hai ferita e forse per troppo amore

hai cercato inutilmente di cambiare il mio modo di vedere.

Le tue raffiche arrivano come mitragliate, innescando risposte ora crude, ora silenziose.

Non necessita di spiegazione quello che tu non conosci e non vuoi sforzarti di capire.

Troppo fragile il tuo bisogno di me

mi entra dentro con dolore e scosse elettriche.

Mi manca la tua voglia di confidarti e il mio essere sorella maggiore dalla tua parte,

le telefonate fiume in cui torniamo

come bambini in cameretta.

Supponenza e arroganza sono riuscite a spezzare la catena che ci aveva riuniti,

uniche isole di questa mappa che ha perso le bussole vitali.

Mi sono sentita invasa

ed ho chiuso il guscio che negli ultimi anni mi ha riscaldata e protetta dal dolore delle perdite.

Mi manchi da morire ma la mia vita anche se non condivisa, vale quanto quella degli altri.

Critica io?

Soprattutto con me stessa. Non perché non mi accetto, ma perché continuamente eseguo un lavoro certosino di introspezione, ed è tutto un riadattare il percorso, migliorando alcuni lati del mio essere me. Negativi? Non necessariamente.

La rivelazione di oggi è che noi vediamo come negativi aspetti che altri ci invidiano. E non parlo di chi è mora e si vorrebbe bionda, ma di chi non si vede forte ed è ammirata per esserlo, per dire.

Io sempre a pensare se ho fatto bene, ricevo complimenti per come rispondo, io impaurita dalle scelte che faccio all’alba, le confermo durante il giorno. Io che non mollo mai, che mi rialzo con le ginocchia sbucciate, mi ravvedo e mi piego (forse nemmeno più di tanto), io che cerco sempre di vedere il sole anche quando piove, di mitigare chiarezza con dolcezza e sincerità con diplomazia, io inaspettatamente mi sento stimata, inaspettatamente mi sento amata per come sono.

E improvvisamente il mio essere troppo diretta diventa coraggio, e il mio essere decisa diventa istinto rapido di collegare cervello e azione con risultati piacevolmente soddisfacenti e centrati.

E improvvisamente sto bene, improvvisamente sono leggera e mi sorrido. Ho fiducia in me stessa, so che posso contare su di me, so prendere decisioni e se sbaglio ho l’umiltà ritracciare la rotta.